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Tornare in classe

Intervista ad Amalia Ercoli Finzi - accademica e scienziata

Tempo di lettura stimato: 5 minuti
27 Novembre 2025
27 Novembre 2025
Può raccontarci un ricordo, un evento, un insegnante che ha segnato la sua formazione?
La mia famiglia apparteneva alla media borghesia e aveva previsto che io studiassi alle magistrali. Alle scuole medie ebbi però un professore di matematica eccezionale, che per di più era un religioso, fatto importantissimo perché i miei genitori erano cattolici praticanti. Quell’insegnante disse a mio padre che dovevo fare il liceo scientifico. Questo evento ha profondamente influenzato la mia vita, perché poi sono andata al Politecnico e ho fatto tutto quello che dovevo fare.
Rammenta uno o più compagni di scuola che sono stati o sono ancora importanti nella sua vita?
Nella mia classe di liceo eravamo in cinquantadue, di cui solo cinque ragazze. Io non andavo molto d’accordo con le mie compagne. Più che altro loro non mi accettavano perché pensavano a cose più frivole, erano tutte innamorate. Ma possibile, mi chiedevo, che con le tante belle cose che ci sono ci si debba disperare per amore? Mi hanno ricontattato in seguito e si sono anche scusate per avermi escluso. Al corso di Ingegneria aeronautica eravamo venticinque, ma siamo rimasti in quindici e ci troviamo una volta all’anno. Per vedere quel tanto di buono che abbiamo realizzato.
Al primo anno di Ingegneria le donne erano 5 su 650. Nel corso di questi studi ha incontrato ostacoli?
Ho trovato soprattutto stimoli perché l’università è meritocratica. Io ero brava, studiavo perché ero appassionata e quindi non ho avuto difficoltà. Mi sono laureata con il massimo dei voti. Le difficoltà le ho incontrate dopo, nella pratica della professione e nella ricerca.
Quando e come si è manifestata il lei una mentalità da ingegnere?
Io sono un ingegnere nato perché già da bambina smontavo tutto, comprese le radio che allora erano pericolosissime perché funzionavano a valvole. In particolare, ero attirata da quello che si muoveva, come le biciclette, complicate da rimontare perché composte di mille pezzi. Ho trasmesso questa passione ai miei figli. Ho acquistato una vecchia Fiat 500 da rottamare perché potessero metterci le mani: non c’è niente di meglio che smontare le cose per capire come funzionano.
Cosa può fare la scuola per stimolare i giovani a dedicarsi allo studio delle materie STEM? E in particolare come può concorrere a sfatare il pregiudizio che le ragazze non sarebbero portate per le materie scientifiche?
La scuola deve essere divertente, non deve annoiare. Bisogna offrire stimoli ai ragazzi, ovvero parlare di argomenti interessanti, renderli concreti. La pura teoria va benissimo per la ricerca, ma a scuola bisogna far capire agli studenti che tutto quello che studiano ha poi una ricaduta nella loro vita di tutti i giorni. Il pregiudizio sulle ragazze è un problema culturale. Noi donne possiamo anche essere l’angelo del focolare, se vogliamo, ma insieme possiamo fare il medico, lo scienziato, l’astronauta… possiamo fare tutto. Il pregiudizio potrà essere superato quando l’altra metà del mondo, cioè gli uomini, si renderà conto che è sbagliato. Solo allora le donne avranno realmente pari opportunità.
Ai viaggi nello spazio lei ha preferito stare nella “stanza dei bottoni”. Se oggi potesse prendere decisioni sulla scuola italiana, quali direzioni prenderebbe? Quali innovazioni introdurrebbe?
L’insegnante non dovrebbe soltanto trasmettere nozioni, ma alimentare un rapporto di confidenza e amicizia con gli studenti affinché possano accrescere le proprie capacità. Bisogna considerare ogni studente come un universo dalle potenzialità enormi che tocca agli insegnanti sviluppare. Noi docenti dobbiamo essere preparatissimi nella nostra materia per essere convincenti nella trasmissione del sapere ai ragazzi. Inoltre, un’innovazione che auspicherei nella scuola è l’eliminazione della burocrazia.
Il suo nome è stato dato a un asteroide e al modello terrestre del rover, il veicolo robotico che dovrà esplorare il suolo di Marte intorno al 2030. Se mai ci sarà una scuola su quel pianeta come potrebbe essere?
La scuola su Marte avrebbe tutte le caratteristiche della nostra scuola, ma con una visione più globale del sistema solare. Spero però che la scuola marziana possa essere migliore, un luogo di passione dove gli insegnanti abbiano una maggiore importanza. E siano pagati di più. Se io fossi un’insegnante su Marte guarderei però al nostro pianeta con un po’ di nostalgia.
di Emilia Bandel

Amalia Ercoli Finzi

Dopo la laurea in Ingegneria aeronautica, Amalia Ercoli Finzi ha insegnato Meccanica aerospaziale al Politecnico di Milano, dove è stata anche direttore del Dipartimento di Ingegneria aerospaziale, delegato del rettore per la didattica, presidente del Comitato per le pari opportunità. È tra i maggiori esperti di missioni spaziali a livello internazionale. È consulente della NASA, dell’ESA e dell’ASI ed è tra i Principal Investigator della Missione Rosetta, che ha portato con successo una trivella da lei progettata sul dorso di una cometa lontana 500 milioni di chilometri dalla Terra. La sua carriera scientifica le è valsa due importanti riconoscimenti. È stata eletta membro della International Academy of Astronautics e ha ricevuto la medaglia d’oro del presidente della Repubblica per i benemeriti della scienza, della cultura e dell’arte.

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