Ho condotto laboratori di movimento in relazione a opere d’arte a Venezia ai Musei Civici e a Palazzo Grassi e Punta della Dogana con il percorso A Zig Zag, ma questo approccio nasce a Roma al Mattatoio (con il progetto Serpentine), nel periodo della curatela di Ilaria Mancia. In quell’epoca il Mattatoio era tornato a essere un luogo attraversato dalle pratiche performative contemporanee, che ospitava artisti in residenza, gli studenti di un master, spettacoli e mostre. Contestualmente c’è stato da parte mia e di Ilaria il desiderio di aprire uno spazio per l’infanzia. Questa coabitazione di esperienze ci ha stimolate a metterle in comunicazione: sono nati progetti in cui bambine e bambini che seguivano i laboratori di movimento e i laboratori creativi incontravano gli artisti al lavoro. Lasciare che entrassero in contatto con le opere ha fatto il resto.
Sì, per esempio ho lavorato in Sardegna al Nest 0-6, un Polo per l’Infanzia con un nido convenzionato e una scuola di infanzia paritaria a Cagliari, gestito da un TRIC (Teatro di Rilevante Interesse Culturale) di Sardegna Teatro. I TRIC sono teatri che si distinguono per la loro attività di sperimentazione, formazione, innovazione e perché promuovono la partecipazione culturale. Nest 0-6 è costruito sull’idea di inserire in aula artiste, attrici e coreografe che collaborino con le educatrici del centro: le attività del teatro entrano nella quotidianità dei bambini e delle bambine, permeando il loro tempo scuola. Parallelamente, artisti e artiste in residenza presso Sardegna Teatro, lavorando a scuola con le famiglie e con i bambini e le bambine, scoprono le attività educative. I punti di vista si intrecciano e si scambiano. Nella fascia 0-3 l’intervento è blando: passa attraverso gesti, modi di organizzare lo spazio, di usare la voce e di consolidare rituali. Nella fascia 3-6, invece, è possibile intervenire in modo più profondo, anche grazie alla struttura del lavoro, che prevede un primo periodo di residenza degli artisti presso il centro integrato, durante il quale è possibile osservare come si lavora nella scuola e cominciare a conoscere i bambini e le bambine, anche nelle loro relazioni con attrici e attori che settimanalmente conducono attività con le classi. È un esempio per me virtuoso, che ha messo al centro la varietà dei linguaggi e il lavoro sull’espressione corporea, che non fanno generalmente parte del curriculum scolastico.
Potrebbe essere una via virtuosa. Il sistema scolastico francese, per esempio, propone laboratori di danza e di movimento che entrano nell’orario curricolare e sono gestiti da artiste e artisti: il valore non sta tanto nell’insegnare la tecnica della danza, che equivale a qualunque altra materia, ma nell’avvalersi di pratiche artistiche che propongono un processo di apprendimento attivo. Si pongono domande al corpo, si vede che effetto fanno, si procede per tentativi ed errori. Si interpellano autori, coreografi, registi, attori, perché l’esperienza creativa segue una parabola molto simile a quello dell’apprendimento: si mettono in campo materie diverse, ci si interroga su quelle materie, le si mescola e poi si comincia a metterle in relazione in prima persona. In Francia questa pratica ha luogo in tutte le scuole, dove si propongono sia attività artistiche e creative sia l’esplorazione corporea: si lavora in modo integrato sulla globalità mente/corpo, sullo sviluppo personale. Queste attività attraverso il movimento aiutano a sviluppare fiducia in se stessi e autonomia; valorizzano le differenze perché creano uno spazio di crescita aperto e creativo: non c’è un giudizio di valore su ciò che accade, e il modo in cui bambini e bambine interpretano gli esercizi non ha un meglio o un peggio: è riconosciuta l’importanza dei singoli vissuti, che vengono poi messi in comune – è una grande ricchezza, specie in una fase della vita in cui si sta costruendo la propria identità.
L’espressione corporea, nutrita dal contatto con le arti visive, va nella direzione indicata da Dewey: l’arte come efficace strumento di comunicazione nel processo educativo, elemento centrale per la crescita dei bambini e delle bambine e per lo sviluppo sociale e culturale dell’intera comunità.
Marina Donatone





