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23 Gennaio 2026
30 settembre 2025

Con il corpo capisco

Come i bambini scoprono il mondo

Intervista e Marina Donatone,
coreografa ed educatrice
Tempo di lettura: 10 minuti
"Con il corpo capisco" è il titolo di un romanzo di David Grossman e può anche valere come riferimento al learning by doing di John Dewey: è attraverso il corpo, attraverso i sensi e l’esperienza, che i bambini scoprono il mondo. Marina Donatone ci racconta come, nel suo lavoro con l’infanzia, usi la danza e il movimento, che diventano importanti dispositivi pedagogici, specie se messi a contatto con l’arte.
Qual è lo spazio dedicato al corpo nella scuola?
Le ore di educazione motoria prevedono spesso un approccio all’apprendimento corporeo in linea con quello delle altre materie, improntato quindi al passaggio di informazioni e all’aderenza a una tecnica o a un modello univoco per tutti un approccio, spesso, in cui l’esercizio fisico è inteso come addestramento, e non spazio di conoscenza, sperimentazione, espressione. in realtà, il corpo, anche a scuola, è sempre con noi, quando ci dobbiamo sedere, spostare o quando dobbiamo coordinare l’occhio con la mano… il corpo è ovunque nell’esperienza di apprendimento.
Ci racconti come le sue pratiche di movimento diventano piattaforme di lancio per riflessioni e discussioni sulle immagini e sull’arte?
È molto diverso fare quattro circonduzioni con il braccio in una direzione e poi in un’altra, ed eseguire quindi un semplice movimento, o fare lo stesso movimento davanti a un’opera d’arte astratta, parlando di leggerezza e pesantezza. Tenendo in mano un foglio di carta velina o di cartoncino pesante e invitando i bambini e le bambine a muoversi nello spazio senza far cadere questo foglio, accade qualcosa di speciale, perché il corpo si organizza secondo una intenzione: deve risolvere un problema, deve relazionarsi con lo spazio intorno e con le persone che si muovono in quello spazio.
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Quindi è possibile sviluppare uno sguardo che, attraverso l’esperienza del corpo, impara a leggere l’opera d’arte in modo creativo e personale?
L’infanzia ha uno sguardo profondo sui linguaggi contemporanei: privi di sovrastrutture e di preconcetti, i bambini e le bambine sono capaci di osservare l’arte con profondità e di esplorarne senza filtri la corporeità, la gestualità, la componente materica. Se guardiamo a opere di pittura e scultura come prodotti umani e invitiamo i bambini a indovinare quali azioni le hanno fabbricate, sarà naturale per loro ricostruire e mettere in atto i gesti della mano, la traccia del movimento: sono aspetti facilmente evidenziabili se si usa il corpo come lente, stimolando nel bambino un immaginario personale che poi viene condiviso con gli altri e diventa pensiero collettivo. Tutto questo interpella i bambini e le bambine come corpi senzienti e come persone. E ha un valore enorme nell’apprendimento perché genera saperi incarnati, che sono davvero spendibili in quanto vengono sviluppati con coscienza critica. L’apprendimento attraverso il fare può essere messo in relazione ad altri saperi ed è quindi trasformabile. Il laboratorio di movimento vede i bambini e le bambine come protagonisti anziché come spettatori o consumatori passivi; quando questo avviene a contatto con le arti visive, come in un museo o in una galleria, l’effetto è amplificato e stratificato.
Dove ha potuto sperimentare questo approccio?

Ho condotto laboratori di movimento in relazione a opere d’arte a Venezia ai Musei Civici e a Palazzo Grassi e Punta della Dogana con il percorso A Zig Zag, ma questo approccio nasce a Roma al Mattatoio (con il progetto Serpentine), nel periodo della curatela di Ilaria Mancia. In quell’epoca il Mattatoio era tornato a essere un luogo attraversato dalle pratiche performative contemporanee, che ospitava artisti in residenza, gli studenti di un master, spettacoli e mostre. Contestualmente c’è stato da parte mia e di Ilaria il desiderio di aprire uno spazio per l’infanzia. Questa coabitazione di esperienze ci ha stimolate a metterle in comunicazione: sono nati progetti in cui bambine e bambini che seguivano i laboratori di movimento e i laboratori creativi incontravano gli artisti al lavoro. Lasciare che entrassero in contatto con le opere ha fatto il resto.

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Le è mai capitato di lavorare in questo modo anche in ambito scolastico?

Sì, per esempio ho lavorato in Sardegna al Nest 0-6, un Polo per l’Infanzia con un nido convenzionato e una scuola di infanzia paritaria a Cagliari, gestito da un TRIC (Teatro di Rilevante Interesse Culturale) di Sardegna Teatro. I TRIC sono teatri che si distinguono per la loro attività di sperimentazione, formazione, innovazione e perché promuovono la partecipazione culturale. Nest 0-6 è costruito sull’idea di inserire in aula artiste, attrici e coreografe che collaborino con le educatrici del centro: le attività del teatro entrano nella quotidianità dei bambini e delle bambine, permeando il loro tempo scuola. Parallelamente, artisti e artiste in residenza presso Sardegna Teatro, lavorando a scuola con le famiglie e con i bambini e le bambine, scoprono le attività educative. I punti di vista si intrecciano e si scambiano. Nella fascia 0-3 l’intervento è blando: passa attraverso gesti, modi di organizzare lo spazio, di usare la voce e di consolidare rituali. Nella fascia 3-6, invece, è possibile intervenire in modo più profondo, anche grazie alla struttura del lavoro, che prevede un primo periodo di residenza degli artisti presso il centro integrato, durante il quale è possibile osservare come si lavora nella scuola e cominciare a conoscere i bambini e le bambine, anche nelle loro relazioni con attrici e attori che settimanalmente conducono attività con le classi. È un esempio per me virtuoso, che ha messo al centro la varietà dei linguaggi e il lavoro sull’espressione corporea, che non fanno generalmente parte del curriculum scolastico.

Il laboratorio di movimento vede i bambini e le bambine come protagonisti anziché come spettatori o consumatori passivi.
Pensa quindi che sarebbe importante integrare queste pratiche nell’orario curriculare, magari intervenendo con un’azione di sistema, piuttosto che con iniziative sporadiche e dettate dalla buona volontà o dalla visione delle singole educatrici?

Potrebbe essere una via virtuosa. Il sistema scolastico francese, per esempio, propone laboratori di danza e di movimento che entrano nell’orario curricolare e sono gestiti da artiste e artisti: il valore non sta tanto nell’insegnare la tecnica della danza, che equivale a qualunque altra materia, ma nell’avvalersi di pratiche artistiche che propongono un processo di apprendimento attivo. Si pongono domande al corpo, si vede che effetto fanno, si procede per tentativi ed errori. Si interpellano autori, coreografi, registi, attori, perché l’esperienza creativa segue una parabola molto simile a quello dell’apprendimento: si mettono in campo materie diverse, ci si interroga su quelle materie, le si mescola e poi si comincia a metterle in relazione in prima persona. In Francia questa pratica ha luogo in tutte le scuole, dove si propongono sia attività artistiche e creative sia l’esplorazione corporea: si lavora in modo integrato sulla globalità mente/corpo, sullo sviluppo personale. Queste attività attraverso il movimento aiutano a sviluppare fiducia in se stessi e autonomia; valorizzano le differenze perché creano uno spazio di crescita aperto e creativo: non c’è un giudizio di valore su ciò che accade, e il modo in cui bambini e bambine interpretano gli esercizi non ha un meglio o un peggio: è riconosciuta  l’importanza dei singoli vissuti, che vengono poi messi in comune – è una grande ricchezza, specie in una fase della vita in cui si sta costruendo la propria identità.

L’espressione corporea, nutrita dal contatto con le arti visive, va nella direzione indicata da Dewey: l’arte come efficace strumento di comunicazione nel processo educativo, elemento centrale per la crescita dei bambini e delle bambine e per lo sviluppo sociale e culturale dell’intera comunità.

Federica Pascotto

Marina Donatone

Coreografa e danzatrice, nasce a Roma nel 1993 e si forma presso la Budapest Contemporary Dance Academy e l’Università La Sapienza di Roma. I suoi lavori coreografici sono stati sostenuti da realtà tra cui Mattatoio di Roma, Lavanderia a Vapore, Santarcangelo Festival, Teatro India – Teatro di Roma, Short Theatre, Sín Arts Culture Centre Budapest, Operaestate/CSC di Bassano del Grappa. Parallelamente si occupa di progetti artistici e pedagogici rivolti all’infanzia. Conduce laboratori di movimento per bambinз e collabora con istituzioni culturali tra cui Palazzo Grassi – Punta della Dogana, Ocean Space, Musei Civici di Venezia. Dal 2020 al 2022 cura i progetti di formazione e avvicinamento all’arte per adulti e bambinз al Mattatoio di Roma, ideando, tra gli altri, il percorso di laboratori mappa mondi e la residenza artistica per bambinз bestie fantastiche.

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