Come nasce l’idea del laboratorio?
Nel museo abbiamo diversi laboratori, vale a dire spazi progettati per affrontare argomenti specifici; tra questi, quello di matematica, che ho progettato in prima persona. In quel contesto, mi sarebbe piaciuto occuparmi di grafi, ovvero di quei disegni composti da nodi (o vertici) uniti da archi (o segmenti) che servono per rappresentare relazioni più o meno complesse tra oggetti. In altre parole, sistemi. Pur essendo un elemento molto astratto, una struttura matematica, il grafo trova applicazione in moltissimi campi, per esempio viene usato per modellare reti sociali, circuiti elettronici, mappe stradali. Nel progettare il laboratorio di matematica, però, non riuscivo a trovare attività facili e sbarazzine da applicare ai grafi, stavo ancora cercando un modo interessante per proporli ai ragazzi.
Intanto nel museo si lavorava a un piccolo progetto sull’economia circolare, rivolto agli insegnanti, che ha avuto un ottimo riscontro. Ecco che, un giorno, i due temi – la sostenibilità e i grafi, cioè l’idea di sistema – si sono incrociati: se non pensi per sistemi, la sostenibilità vacilla. Questo è stato il tragitto di iLAB: è partito da una struttura astratta, matematica, per poi pian piano atterrare qui: si tratta di un pensiero che ha continuato ad aleggiare fino a che non ha preso corpo.
Ha progettato gli allestimenti pensando a come sarebbero stati utilizzati o prima ha pensato le attività e poi l’allestimento?
Insieme, come al solito: avevo in mente dei temi e anche in qualche modo il “sapore” che avrebbe dovuto avere questo spazio. Erano chiari anche alcuni aspetti molto pratici, per esempio quello di utilizzare le pareti come aree di lavoro: lo volevo fermamente, per fare confronti con le cose e con le idee, perché in orizzontale vedere tutto è difficile; quindi, sui tavoli si svolge l’attività, si scrive, ci si confronta, poi si mette tutto lì, sulle pareti.
L’altra certezza era quella di volere sei postazioni e non, come spesso capita, cinque. Sono sei per avere più possibilità di costruire raggruppamenti efficaci, come al laboratorio di matematica.
Come avete fatto a immaginare l’allestimento del laboratorio?
Quanto tempo avete impiegato a realizzarlo?
Avete dato un impianto concettuale più ampio a un tema già molto praticato.
Quindi uno degli obiettivi di iLAB è abituare le persone a guardare le cose in un modo diverso, più vasto e interrelato.
Cosa succede quando si allarga lo sguardo? C’è molta attenzione sul gesto personale, spegnere la luce, chiudere il rubinetto, riciclare…
Però ci siamo accorti che i ragazzi e le ragazze hanno spesso la capacità di lavorare su ambiti molto più estesi di quelli che proponiamo loro: nelle nostre attività di discussione ci è spesso capitato che la classe riuscisse a vedere i temi in senso generale e che in qualche caso effettivamente si chiedesse “Sì, però che posso fare io?”.
L’ampiezza della lettura dipende moltissimo da chi conduce l’attività, da come viene proposta, dalle domande fatte e dalle richieste. Non c’è un processo lineare, quindi è facile essere stupiti da reazioni e riflessioni inaspettate.
Come funzionano le discussioni e le attività in queste aree di lavoro?
Le attività vertono su temi specifici: la retroazione, il sistema, la cooperazione, i confini e le soglie. Stiamo anche mettendo a punto un’attività sulle relazioni.
Nel lavoro preparatorio tiriamo fuori le idee e le sperimentiamo internamente come gruppo di lavoro, ma è nella concretezza del museo che queste si evolvono e vanno per la loro strada, grazie alle osservazioni dello staff e delle classi.
La speranza? Che escano di qui almeno un pochino diversi da come sono entrati. Con la consapevolezza di appartenere, nel micro e nel macro, a un sistema complesso, dove ogni elemento è interconnesso, dove ogni nostro piccolo gesto o non gesto provoca delle conseguenze. E dove ogni nostra scelta può fare la differenza.
Tutto quello che si fa con il pubblico è un po’ imprevedibile: le idee di chi ha progettato l’attività sono lì che camminano da sole e non è detto che tutto vada come ci si aspettava.
L’uso dello spazio presuppone delle pre-conoscenze?
Cosa sperate di lasciare ai ragazzi che frequentano l’iLab Sostenibilità?
Enrico Miotto
è laureato in Astrofisica ed è Senior Education Curator presso il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, per cui ha curato in particolare iLAB Matematica e iLAB Sostenibiità. Esperto nella progettazione di esperienze educative interattive, si occupa anche di divulgazione scientifica.




