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20 Marzo 2026
2026

Nei panni degli altri

L’avventura di scrivere

Intervista a Davide Morosinotto,
scrittore per ragazzi
Tempo di lettura: 10 minuti
La scrittura è un mestiere che richiede migliaia di ore di esercizio, costanza quotidiana e curiosità insaziabile. Davide Morosinotto lo sa bene: autore di storie che viaggiano nello spazio e nel tempo, costruisce i suoi romanzi a partire da una ricerca minuziosa e dal desiderio di vedere il mondo attraverso altri occhi. In questa intervista esplora cosa significa scrivere per ragazzi oggi, tra passione per la lettura, rigore nella documentazione e incontri con centinaia di giovani lettori ogni settimana.

Che rapporto avevi da bambino e da adolescente con la lettura? Chi ti ha stimolato in questo senso?

Ho avuto la passione per la lettura da subito e mi ritengo per questo molto fortunato. Casa mia è sempre stata piena di libri e i miei genitori, appena avevano un po’ di tempo libero, leggevano. Ricordo che quando ero piccolo, prima di partire per il mare, andavamo a comprare libri, perché era impensabile andare in vacanza senza. Erano più importanti del costume!

Qual è il primo libro che ricordi di aver letto con piacere?

Il primo libro che mi hanno messo in mano è stato Il giro del mondo in 80 giorni, che ho praticamente imparato a memoria. Quando ero bambino era tutto diverso da adesso: non c’erano biblioteche per ragazzi e, in generale, la letteratura per ragazzi, soprattutto nel piccolo paese dove abitavo io, era una cosa abbastanza inesistente e sconosciuta. Oggi nel paese dove sono cresciuto c’è una grande libreria specializzata per ragazzi, all’epoca la stessa libreria era solo per adulti, quindi anche quello che esisteva, tipo la collana Gl’Istrici di Salani, io non lo conoscevo.

Quando hai iniziato a scrivere?

Tra le elementari e le medie, il che è abbastanza normale: per fare questo mestiere, come dico sempre agli incontri coi ragazzi, servono migliaia di ore di esercizio, un po’ come quando si impara a suonare uno strumento musicale. Di solito chi finisce a fare lo scrittore di professione ha cominciato molto presto. Imparare da adulti è più difficile perché hai avuto meno ore di esercizio e perché le ore di esercizio che fai quando sei giovane sono più fruttuose.

L’ispirazione non è qualcosa che arriva da sé, ma bisogna andarla a cercare. Se non ho idee so che, per trovarne, devo imparare qualcosa che non so.

Quindi che consiglio daresti a un ragazzo o a una ragazza che voglia iniziare a scrivere?

Direi innanzitutto che quello che fa la differenza è la costanza. Gli scrittori professionisti scrivono tutti i giorni. Io scrivo di solito almeno mille parole al giorno. London faceva lo stesso, King dice di scriverne duemila…
Se sei molto giovane, non conta tanto cosa scrivi. Qualunque cosa ti piaccia e ti diverta, anche se insensata, va benissimo. Quando sei giovane, non devi pensare al risultato, ma a farlo tutti i giorni. Come nella musica e nello sport, più lo fai, più migliori. Può essere utile anche partecipare a qualche concorso, per avere un confronto con i lettori. Oggi ce ne sono molti di più che ai miei tempi.

Quando hai iniziato a pensare che questa potesse essere la tua strada?

Come sogno, già alle medie. Ho sempre saputo che mi sarebbe piaciuto, ma mi sembrava una strada impossibile. Ho quindi fatto l’università e ho cominciato a lavorare, sempre tenendomi quello della scrittura come sogno. Nel 2007, a 27 anni, ho conosciuto lo scrittore professionista Pierdomenico Baccalario, che è diventato prima il mio maestro, poi uno dei miei migliori amici. Così, un po’ per volta, la scrittura da passione è diventata professione.

 

Perché hai scelto di scrivere proprio storie per ragazzi? Hai sempre scritto solo per loro?

Io scrivevo e basta, senza pensare a chi mi rivolgessi. Poi da adulto mi è capitato in mano Harry Potter. Ero abbastanza diffidente, perché di letteratura per ragazzi non sapevo niente e, anzi, quel genere non mi interessava. Invece l’ho letto e ho cambiato idea. Mi è piaciuto tantissimo e ho capito che tante delle cose che scrivevo erano quella cosa lì, anche se non ci avevo mai pensato.
AI e scuola, intervista a Mario Rasetti

Copertina del libro La più grande, vincitore del premio Strega Ragazze e Ragazzi 2021

Secondo te la scuola oggi riesce a stimolare i ragazzi alla lettura? Cosa potrebbe fare per appassionarli?

Rispetto ai miei tempi, le cose sono molto cambiate e oggi tante scuole lavorano molto bene sulla lettura, adottando buone pratiche come i quindici minuti di lettura al giorno, la lettura ad alta voce, i gruppi di lettura in classe, la biblioteca di classe… Anche il campo della formazione alla lettura sta crescendo tanto, con esperti ed esperte molto bravi. Nella scuola primaria e secondaria di primo grado, in particolare, si sta facendo tanto. Alle superiori, talvolta, mi pare resistano ancora certe idee un po’ vecchie, per esempio il fatto che il romanzo sia una cosa che va “studiata” o che si debba scegliere per forza un libro “importante”, trascurando il piacere della lettura. Così i ragazzi rischiano di ritrovarsi pieni di compiti e obbligati a leggere libri che non amano e perdono la passione. Ci sono però anche tanti professori delle superiori che invece quella passione riescono a mantenerla viva, accompagnando i ragazzi ai classici in modo interessante e proponendo loro anche letture più moderne.

Come nasce l’idea di una storia? Qual è la scintilla che ti fa iniziare a scrivere un nuovo libro?

L’ispirazione non è qualcosa che arriva da sé, ma bisogna andarla a cercare. Se non ho idee so che, per trovarne, devo imparare qualcosa che non so. Per me, andare in biblioteca è un ottimo primo passo. Se prendi dieci libri a caso su argomenti di cui non sai niente, è facile che trovi qualcosa di interessante da scoprire. È di solito da lì che nasce una storia. Per esempio, un po’ di anni fa ho scritto La più grande, che parla della più celebre piratessa di tutti i tempi. L’ho scritto dopo aver scoperto di questa ragazza cinese che da sola era arrivata a comandare il maggior  esercito pirata della storia. Mi è sembrata una cosa bellissima, da raccontare assolutamente. Di solito poi, quando mi viene un’idea, scrivo un messaggio a Pierdomenico o a qualcuno dei miei amici, e, se loro si entusiasmano come me, ho già un buon segnale.

I libri sono l’unico modo mai inventato dall’umanità per sentire i pensieri di un’altra persona, anche completamente diversa da te.

I tuoi libri sono ambientati in luoghi ed epoche diverse. Immagino quindi che ci sia dietro anche un grande lavoro di documentazione e ricerca.

Enorme! È la parte più lunga del mio mestiere. Tutti i libri richiedono documentazione, i libri storici ancora di più rispetto a quelli ambientati oggi. Dico sempre ai ragazzi che questa è la fase più facile, perché non richiede nessun talento, ma farla bene fa la differenza.
Per le ambientazioni, è importante viaggiare. Io ho fatto parecchi viaggi, anche molto divertenti, come in Amazzonia, per citarne uno.
Conto poi molto sugli esperti dell’argomento. Per esempio, per il romanzo La più grande di cui parlavamo prima, mi sono rivolto ai sinologi per essere sicuro di non fare errori. Questa cura serve perché, da un Iato, può capitare che il libro finisca in mano a chi ha una conoscenza molto sofisticata dell’argomento, dall’altro perché la verità, in qualche modo, viene percepita dai lettori.  

Come nascono i personaggi? Ci metti in loro qualcosa di te, del Davide ragazzo, o sono ispirati a persone che incontri o hai incontrato nella vita reale?

Di me non c’è mai niente nei miei personaggi, anche perché sarebbe una gran noia! Io poi scrivo spesso storie ambientate nel passato e in altre culture; quindi, non avrebbe senso prendere un mio amico di oggi e metterlo, che so, nella preistoria. Il mio lavoro è proprio quello di capire come pensavano quelle persone lì, qual era il loro sistema di valori, che cosa sapevano fare, che cosa sentivano… e provare a raccontare quello. Per me è questa la parte interessante, e nasce soprattutto dallo studio. Mi avvicino a una cultura, leggo tante storie di quel luogo o di quell’epoca e un po’ per volta comincio a capire che cosa farà e penserà quella persona, per poterla poi seguire nella storia.

Tu incontri spesso i tuoi lettori. Secondo te, come sono cambiati i ragazzi rispetto a quando tu eri un bambino o un adolescente?

Incontro centinaia di ragazzi ogni settimana: è una parte importante del mio lavoro. Faccio lo scrittore da vent’anni e, in questo periodo, ho visto cambiare profondamente molte cose. È cambiata la tecnologia e sono cambiati anche i modi in cui ci si rapporta ad essa. Per esempio, in passato ho visto dare i cellulari indiscriminatamente a ogni età, anzi si diceva “guarda che bravo, così piccolo e già sa usare il cellulare!”. Adesso c’è una cautela diversa, si è capito che dare in mano certi strumenti ai più giovani non fa bene.
I ragazzi mi piacciono: sono sempre pieni di energia, speranza e fiducia. Adesso si ritrovano ad affrontare un periodo particolarmente difficile: prima il Covid, ora l’intelligenza artificiale, i venti di guerra… li vedo un po’ preoccupati e ne hanno tutte le ragioni.

Quali sono secondo te gli elementi dei tuoi romanzi che riescono a catturare i ragazzi? Cosa cercano nella lettura?

Posso dire quello che cerco io da lettore: il confronto. I libri sono l’unico modo mai inventato dall’umanità per sentire i pensieri di un’altra persona, anche completamente diversa da te. La lettura consente di mettersi nei panni degli altri in modo profondo, e questa, secondo me, è una cosa che ti cambia. Diventare per un po’ qualcun altro e scoprire in cosa è uguale a me e in cosa è diverso, mi arricchisce. Poi magari ognuno ha una risposta diversa.

Hai un nuovo libro in uscita a breve? Puoi anticiparmi qualcosa?

Certo! A marzo esce in Italia un libro che è già stato pubblicato l’anno scorso in Germania. Si intitolerà Il mistero di Kaspar Hauser. A Natale invece dovrebbe uscirne un altro che ora è in fase di correzione e sistemazione.
Giuliana Arena

Davide Morosinotto

È un autore tradotto in 25 lingue, in Italia ha vinto il Super Premio Andersen nel 2017 con Il rinomato catalogo Walker & Dawn (Mondadori) e lo Strega Ragazze e Ragazzi 2021 con La più grande (Rizzoli), titolo con cui è entrato nella IBBY Honour List 2021. Finalista al prestigioso Deutscher Jugendliteraturpreis e vincitore del Penzberger Urmel in Germania, ha vinto anche il Prix des Bouquineurs en Seine e il Grand Prix des Lecteurs du Journal de Mickey in Francia, il Vlag en Wimpel e lo Zilveren Griffel in Olanda, il KJV nelle Fiandre, il premio Protagonista Jove in Catalogna ed è stato nominato alla Carnegie Medal 2022 nel Regno Unito. Per Mondadori ha pubblicato La sfolgorante luce di due stelle rosse, Il fiore perduto dello sciamano di K., L’ultimo cacciatore, Il figlio del mare e La ladra del vento.

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