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© Mario Cucinella Architects
23 Dicembre 2025

Quando architettura e scuola si incontrano

Pensare lo spazio per rendere migliore l’esperienza di chi lo abita

Intervista a Mario Cucinella,
Architetto e designer di fama internazionale, pioniere di una visione sostenibile e olistica dell’architettura. Il suo ultimo libro è “Città foresta umana. L’empatia ci aiuta a progettare”, con Serena Uccello, Einaudi, Torino 2024
Tempo di lettura: 10 minuti
“Una scuola non è una infrastruttura ma è il perimetro dell’esperienza, il luogo in cui attraverso lo scambio si impara a guardare e attraverso questo sguardo ci si costruisce; allo stesso modo lo spazio a cui penso è un luogo in cui l’esistenza di chi lo vive, lo abita, lo attraversa può diventare migliore, qualcosa che serve, qualcosa che resta perché incide in modo positivo sulla qualità dei giorni.” A usare queste parole è, nel suo ultimo libro, l’architetto Mario Cucinella. La realtà però ci restituisce un quadro decisamente diverso stando al XXV report di Legambiente con i dati di 97 comuni capoluogo (su 112) relativi a 7.063 edifici tra scuole dell’infanzia, primarie e medie: nel 2024 solo il 47% degli edifici dispone del certificato di agibilità.
Perché un gap così ampio?
Costruire una scuola significa soprattutto realizzare un luogo che ha l’obiettivo cruciale di attivare le idee, i sogni, la fantasia, in una parola l’immaginazione. In questo processo l’organizzazione dello spazio è cruciale, come lo è la materia che lo struttura. Tutto ciò nella nostra pratica, nella nostra edilizia scolastica, è un tema ancora irrisolto. Anzi, negli ultimi decenni è prevalsa l’attitudine a normalizzare gli edifici scolastici. Il risultato sono aule standard, corridoi standard, aree comuni standard. Non c’è un pensiero che associ l’architettura alla pedagogia.
Ma non è sempre stato così in passato
Esatto! Io, per esempio, cito spesso Loris Malaguzzi, fondatore di Reggio Children, secondo cui l’architettura è il terzo educatore dopo la famiglia e la scuola. Si pensi poi a Maria Montessori: la sua pedagogia è un metodo che si snoda dentro una precisa visione degli spazi. Le scuole montessoriane sono state disegnate da architetti che hanno rappresentato il cuore di questo metodo – l’idea dell’imparare da sé – creando spazi molto aperti, con una parte centrale funzionale allo scambio tra gli alunni. Perché è chiara la consapevolezza che è proprio la forma dell’architettura che determina il rapporto che i ragazzi hanno tra loro e con i docenti. In questi progetti la scuola non è una semplice infrastruttura, mattoni e cemento attraverso cui accedere alle classi, anzi.
E tu come procedi quando progetti una scuola?
Soprattutto se è una scuola dell’infanzia, ho sempre nella testa una domanda: conterà nella sua vita la memoria di quel luogo? Come la domanda anche la riposta è sempre la stessa: so che conterà. Mi spiego: quando ho progettato il Kindergarten di Guastalla, vicino a Reggio Emilia, mi sono tornate in mente le giornate trascorse nel mio asilo. Erano passati cinquant’anni, ma quei ricordi sono riaffiorati e allora ho scoperto che quel piccolo asilo di due aule, a Piacenza, in un quartiere INA-Casa, era stato progettato da Giuseppe Vaccaro, un giovane architetto bolognese. Se quel ricordo ha viaggiato nella mia memoria per riemergere dopo tutti questi anni significa che quello spazio aveva lasciato tracce profonde dentro di me. Per questo motivo, quando, dopo il terremoto del 2012 in Emilia-Romagna, si è concretizzato il progetto della ricostruzione della scuola di Guastalla, sono tornato esattamente a quegli anni per chiedermi come avrei potuto realizzare una scuola dove i ragazzi possono giocare, non solo con i giochi, ma proprio con lo spazio. Ho pensato a Pinocchio e al suo viaggio nella balena, il momento della conoscenza, della crescita, della consapevolezza. Dentro il ventre della balena Pinocchio è diventato grande ed è diventato “umano”.
Il nido di Guastalla è un luogo che ha l’ambizione di essere quello ideale in cui un bambino può giocare con lo spazio dentro lo spazio o con la luce naturale che entra grazie alle grandi vetrate o con i colori, in particolare con quelli della natura. I bambini possono entrare nella natura grazie ai collegamenti con il giardino esterno presenti in tutte le sezioni. L’ambiente è sì allora un’esperienza visiva ma anche sensoriale: le stagioni che cambiano, gli eventi atmosferici e le ore del giorno che passano diventano i livelli di luce che mutano, come pure i suoni.

Soprattutto se è una scuola dell’infanzia, ho sempre nella testa una domanda: conterà nella sua vita la memoria di quel luogo?

In effetti, se mettiamo insieme tutti i tuoi progetti ci si rende conto che il tema dell’istruzione e della formazione è centrale. Il nido di Guastalla ma anche il polo universitario di Aosta, la scuola Mirabello e il rettorato di Roma Tre, il polo scolastico di Pacentro e la scuola Gabelli di Belluno, la scuola primaria di Montebelluna e la Business School di Bologna, il polo scolastico Campus Kid e il campus universitario di Ben Guerir, il polo scolastico di Calderara di Reno.
AI e scuola, intervista a Mario Rasetti

Il nido d’infanzia di Guastalla rappresenta a pieno titolo quel concetto di empatia creativa che sta alla base della visione di Mario Cucinella. © Moreno Maggi

 

Le opere di cui parli hanno però l’impronta dell’eccezionalità rispetto al panorama italiano…
È vero, la realtà ha spesso il volto della scuola di Librino, a Catania, una scuola in cui i ragazzi giocavano in un cortile di cemento del tutto spoglio. Qui è bastato – il progetto infatti era davvero un piccolo progetto – colorare questo perimetro grigio, sostituire il cemento con una pavimentazione anti-impatto per dare a questo tempo della socialità una prospettiva diversa, ovvero un luogo per giocare a pallone, un piccolo campo di basket, una pista per correre, un’area per il gioco della campana. È stata un’esperienza nata e voluta da Renzo Piano che rientrava tra i progetti di G124, un laboratorio urbano costituito da piccole iniziative nei quartieri delle città. Qualche volta per innescare una trasformazione possono bastare anche interventi ridotti, soprattutto se realizzati insieme ai ragazzi. Qualche anno fa, nel 2018, abbiamo partecipato infatti a un bando importante per contrastare la povertà educativa. Il programma era molto articolato e su più piani, in totale un bando da tre milioni. Il nostro budget era di circa 250.000 euro e prevedeva quattro progetti, uno a Bari (scuola Ic Grimaldi Lombardi), uno a Reggio Calabria (Ic Bernardino Telesio plesso Montalbetti), uno a Milano (Ics Madre Teresa di Calcutta), uno a Palermo (scuola secondaria di primo grado G.A. Borgese XXVII Maggio). Cito questi progetti e queste cifre solo per dire che in certi casi basta poco per cambiare le cose.
Potresti raccontarci la tua esperienza a Belluno?
Sì, a Belluno c’è una scuola che il Fai ha inserito al ventesimo posto tra i Luoghi del cuore: è la scuola elementare Aristide Gabelli. Ed è una scuola meravigliosa per diverse ragioni. La prima: è stata costruita tra il 1932 e il 1934 da due fratelli ingegneri, Agostino e Guglielmo Zadra, che l’hanno progettata seguendo le indicazioni pedagogiche di Pierina Boranga. La seconda: la personalità di Pierina Boranga, pedagogista e scrittrice per ragazzi, divulgatrice del metodo sperimentale fondato dalla pedagogista italiana Giuseppina Pizzigoni, che si basa sul principio che tutte le attività didattiche devono essere permeate da esperienze concrete e vissute. Lavorare a questo progetto è stato anche tornare indietro di un secolo e sentire la voce di Pierina Boranga chiedere una scuola che non fosse una caserma o un capannone. Si tratta di un edificio su due piani, le aule hanno vetrate enormi e affacciano all’interno di un giardino, i corridoi dove i bambini possono correre hanno le tacche con i metri, nei pianerottoli a ogni piano ci sono la rosa dei venti e i segni dello zodiaco. Sul tetto l’osservatorio astronomico per vedere le stelle, poi il giardino e un orto botanico con gli animali e sotto i laboratori interrati. Quando siamo intervenuti, per prima cosa abbiamo messo in sicurezza l’edificio dal punto di vista sismico, recuperato tutti i vecchi serramenti di legno originali, stupendi, modulabili perché in aule tanto grandi era necessario graduarne l’apertura per gestire il calore e la ventilazione; sistemato i pavimenti; recuperato il soffitto; ripristinato i bagnetti che sono tutti allineati verso la ferrovia, quindi verso il retro, mentre le aule affacciano all’interno sul giardino. Abbiamo rintonacato le facciate con gli intonaci di una volta. Riaperto il giardino e l’orto. E infine abbiamo pensato a inserire due nuovi spazi: nei due pianerottoli, che sono molto grandi, realizzando due biblioteche aperte.
Ecco perché ripeto che come nell’architettura anche nella scuola lo spazio è qualcosa di determinante sull’esistenza di chi lo vive: in tal senso per questo, per me, architettura e scuola si sovrappongono.

Mario Cucinella

architetto e designer, si laurea a Genova con Giancarlo De Carlo nel 1987. Dal 1987 al 1992 lavora nello studio di Renzo Piano a Genova e a Parigi, come responsabile di progetto. Nel 1992 fonda lo studio internazionale MCA – Mario Cucinella Architects, che oggi ha sede a Bologna (1999) e Milano (2019). Lo studio possiede una solida esperienza nella progettazione architettonica e integra strategie ambientali ed energetiche, portando avanti ricerche sui temi della sostenibilità secondo un approccio olistico. Nel 2015 fonda SOS – School of Sustainability, una scuola per giovani professionisti neolaureati che ha l’obiettivo di fornire loro gli strumenti necessari per affrontare le questioni ambientali con un approccio aperto, olistico e guidato dalla ricerca. Nel 2017 cura il Padiglione Italia alla Biennale di Architettura 2018. Per Einaudi ha pubblicato, con Serena Uccello, Città foresta umana. L’empatia ci aiuta a progettare (2024).

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