È un settore importante non solo per colmare lacune di educatori e famiglie, ma perché impone di considerare contenuti e stili: non conta solo che cosa si dice, ma come lo si dice. La cura della forma è parte dell’educazione alla lettura. Chi se ne occupa porta argomenti e modalità di approccio diversificati. Il mio interesse nasce da una prospettiva letteraria, non pedagogica: per formazione sono un italianista, non un pedagogista, sebbene questa distinzione abbia soprattutto valore accademico e non cambi la sostanza del lavoro sui testi.
Spesso il problema non è il libro in sé, ma l’uso che se ne fa. Rodari rabbrividiva all’idea che i bambini a scuola dovessero fare la versione in prosa delle sue filastrocche, o l’analisi grammaticale delle sue favole. Perché anche il miglior testo, se viene distorto da un uso pesantemente didattico o se viene letto distrattamente dall’insegnante o dal genitore, perde quell’effetto di magia che invece andrebbe preservato.
Dagli anni Sessanta Rodari ha conosciuto una grande notorietà internazionale: ancora oggi è tra gli autori italiani per ragazzi più tradotti nel mondo, dopo Collodi.
Con La grammatica della fantasia Rodari ha svelato i segreti del suo mestiere. È ancora attuale? Chi sono i suoi eredi?
Francobollo con Cipollino emesso in Russia nel 1992
Rodari diceva che quando il piccolo, vicino alla mamma che gli racconta una storia, le chiede di raccontargliela “ancora”, lo fa non perché non capisca, ma perché riconosce nell’adulto una presenza d’amore: è un’esperienza fisica, una vicinanza, l’esserci con la voce calda di chi racconta. Questo compito la famiglia non lo assolve se ognuno è distratto dal telefonino che ha in mano, o si occupa delle proprie cose. A scuola vale lo stesso quando raccontare è ritenuto superfluo. Eppure, la magia della parola funziona ancora: basta mettere i bambini in cerchio davanti a un attore che sappia ben raccontare per vederli attenti, con gli occhi spalancati. Il che significa che la magia della parola raccontata esiste ancora. Siamo noi che forse non la sappiamo far funzionare.
Pino Boero
è stato professore ordinario di Letteratura per l’infanzia e Pedagogia della lettura all’Università di Genova, preside della Facoltà di Scienze della Formazione e prorettore alla formazione dello stesso Ateneo. Fra i volumi pubblicati: Letteratura per l’infanzia in cento film (con D. Boero, Le Mani 2008), La letteratura per l’infanzia (con C. De Luca, Laterza 1995, 2009), A föa du bestentu. Fiabe liguri (con W. Fochesato, Chinaski 2018), Una storia, tante storie. Guida all’opera di Gianni Rodari (Einaudi 1992, 2020); sempre dedicati a Rodari nel triennio 2019-2021 ha curato l’allestimento del Museo di Omegna e nel 2020 con Vanessa Roghi il volume miscellaneo Rodari. A-Z (Electa). Dal 2023 è presidente della Giuria del Premio Campiello Junior.





