Maestri di scuole

Mario Lodi: il maestro poeta

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27 Aprile 2026

Una scuola democratica progettata intorno al bambino

27 Aprile 2026

Una scuola democratica progettata intorno al bambino

Gianni Rodari definisce l’amico Mario Lodi un “maestro poeta” per la sua capacità di ascoltare e dare spazio alla creatività propria dell’infanzia.
Nel 1940 Lodi è un neodiplomato alle magistrali, impegnato nelle prime supplenze nell’area del Cremasco: alle prese con classi-pollaio di cinquanta bambini e con la didattica autoritaria della scuola fascista, il giovane maestro è scoraggiato dalla passività dei suoi alunni, che in classe non rispondono e non partecipano. Un giorno si ferma a osservarli fuori da scuola: mentre giocano liberi in cortile si organizzano, creano, articolano concetti profondi ed efficaci. Presi dal gioco, sembrano bambini diversi da quelli che si trova di fronte al suono della campanella. Com’è possibile? Questa scena tratta dalla giovinezza di Lodi dà forma a una ricerca destinata a durare tutta la vita.
Mario Lodi nasce a Piadena, in provincia di Cremona, nel 1922. Il padre, socialista, contrasta apertamente il fascismo, diventando vittima di attacchi squadristi. Anche il giovane Lodi si oppone fin da subito al regime, rifiutandosi, da studente, di partecipare alle manifestazioni in favore della guerra.
Quando, nel 1940, ottiene il diploma magistrale, si trova a dover impersonare la figura del maestro autoritario propugnata dalla scuola fascista, orientata al motto “credere, obbedire, combattere”, che ha sempre avversato. In tempo di guerra, con molti maestri al fronte, trova subito lavoro come supplente, ma entra presto in crisi: tenta di adottare il metodo di insegnamento tradizionale che ha appreso a scuola, accorgendosi che non funziona. I bambini sono spenti, non apprendono davvero come potrebbero. Scoraggiato, pensa perfino di abbandonare l’insegnamento.
La chiamata alle armi, nel 1943, interrompe bruscamente le sue supplenze e le sue riflessioni. Contrario alla guerra e al regime, supporta segretamente la stampa clandestina e si dà alla fuga. Nel 1945 subisce due arresti, il secondo dei quali lo porta nel famigerato carcere di via della Moscova, a Milano, dove rimane per diverse settimane.
Nell’Italia finalmente liberata aderisce al Partito Socialista e ottiene, nel 1948, il suo primo incarico di maestro di ruolo nella scuola elementare di San Giovanni in Croce, nel Cremonese, che lascerà nel 1956 per trasferirsi alla scuola di Vho, frazione della natia Piadena.
Convinto dell’importanza della scuola nella formazione dei cittadini della neonata democrazia, Lodi riacquista fiducia nel suo lavoro. Nel libro C’è speranza se questo accade al Vho (1963), che racconta la sua formazione di maestro e le prime esperienze di rinnovamento pedagogico, scrive:

«Se la scuola non deve soltanto istruire, ma anche e soprattutto educare, formando cioè il cittadino capace di inserirsi nella società con il diritto di esporre le proprie idee e con il dovere di ascoltare le opinioni degli altri, questa scuola fondata sull’autorità del maestro e sulla sottomissione dello scolaro non assolve al suo compito, perché è staccata dalla vita».

Lodi percepisce l’importanza di sovvertire il modello classico d’insegnamento, dà vita a una scuola nuova e avverte il bisogno di condividere le sue ricerche con altri maestri che hanno la stessa visione. Nel 1955 incontra il Movimento di Cooperazione Educativa, un gruppo d’insegnanti guidato da Giuseppe Tamagnini e ispirato alla pedagogia democratica di Célestin Freinet. Qui, finalmente, Lodi trova un luogo di riflessione e di costruzione collettiva della nuova scuola democratica nell’Italia liberata.
Con i colleghi, Lodi condivide e consolida pratiche didattiche all’insegna dell’innovazione pedagogica e di una scuola che metta al centro il bambino. Il suo campo di sperimentazione è l’aula della scuola elementare di Vho. Qui, abbandonata la pratica della lezione frontale, trasforma la scuola in laboratorio, avviando l’esperienza del giornalino di classe. Il maestro dà voce e importanza ai pensieri dei bambini e li guida nella realizzazione di un giornale, dall’ideazione degli articoli sino alla stampa, grazie al ciclostile che Lodi insegna a usare ai suoi allievi.
Anche lo spazio grigio dell’edificio scolastico, che al maestro ricorda la prigione, si trasforma:

«Le pagine del primo giornalino stampato e gli altri testi illustrati hanno trasformato in questo primo mese la nostra grigia aula nella “più bella stanza del mondo” e rivelano stretti legami con la vita della gente contadina e con la natura».

Da Mario Lodi, Il paese sbagliato, 1970

L’aula diventa un piccolo mondo: di fianco al ciclostile c’è una credenza che contiene minerali, foglie, frutti, reperti della natura raccolti dagli alunni, mentre alle pareti sono appese corde fitte di fogli variopinti, le pagine che tutta la classe scrive e illustra ogni giorno per poi rilegarle in libricini. Oltre al giornalino, infatti, il maestro Lodi guida i suoi allievi alla realizzazione di libri illustrati, in un processo di creazione e scrittura collettiva: nasce così Cipì, il passero protagonista dei libri pubblicati con Einaudi, o la foglia che ispira i racconti di Bandiera, portata in classe da una bambina e presto diventata un personaggio letterario. I libri di Lodi diventano un fenomeno unico: letteratura scritta dai bambini e per i bambini.
La scuola viene ripensata dalle sue fondamenta, progettata intorno al bambino sin nei suoi dispositivi più consolidati: anche il classico libro di testo, percepito come statico e poco stimolante, viene sostituito dalla Biblioteca di lavoro, un progetto realizzato da Lodi insieme a Gianni Rodari, al linguista Tullio De Mauro e all’editore Luciano Manzuoli. Si tratta di un centinaio di fascicoli con diversi temi orientati all’apprendimento cooperativo, il cui intento è, come spiega Lodi nell’introduzione, sostituire il libro di testo e metodologie tradizionali per “distruggere la scuola del nozionismo e liberare le capacità espressive, creative e logiche dell’uomo”.
Il diario di cinque anni (1964-1969) di sperimentazione pedagogica presso la scuola elementare di Vho viene pubblicato per Einaudi nel 1970, con il titolo Il paese sbagliato, e arriva a vincere il prestigioso Premio Viareggio e a vendere migliaia di copie. Ormai Mario Lodi è diventato il punto di riferimento degli insegnanti di tutto il Paese nella costruzione di un nuovo modello di scuola, capace di formare alla libertà e al pensiero critico i cittadini di domani.
Nel 1989, con il “Giornale dei Bambini”, periodico scritto e illustrato dagli allievi, Mario Lodi vince il Premio Internazionale LEGO e, con le risorse ottenute, decide di dare vita a un centro studi interamente dedicato alla cultura dell’infanzia e ai processi di apprendimento in età evolutiva: la Casa delle Arti e del Gioco, a Drizzona, frazione di Piadena. L’associazione, ancora oggi, oltre a tenere viva la memoria delle opere di Lodi, morto nel 2014, promuove la pedagogia democratica e la didattica cooperativa del “maestro poeta”, organizzando laboratori, seminari e mostre di arte dell’infanzia, con lo sguardo sempre rivolto ai bambini e al loro infinito potenziale di crescita e di creazione.

 

Testo di Eleonora Recalcati, illustrazioni di Giordano Poloni

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