Quali materie insegna? E in quale scuola?
Perché ha deciso d’insegnare?
In effetti, dal rapporto Quarta insegnanti è emerso che il fenomeno dei Second career teachers è cresciuto enormemente dal 1990 a oggi. A scuola ha incontrato colleghi che, come lei, provengono da altri mondi? Se sì, le sembra che siano soddisfatti del cambio di direzione? Se lei dovesse tornare indietro, rifarebbe la stessa scelta?
Come vive l’insegnamento?
Per esempio?
Per esempio, in collaborazione con i docenti di scienze ho dovuto parlare, in spagnolo, dei vulcani. A un certo punto dovevo descrivere il cono vulcanico, che in spagnolo si dice sempre cono, ma non ci ho pensato un secondo e ho aperto subito una parentesi: “Occhio! In gelateria, mi raccomando, se volete un cono dovete chiedere un cucurucho”. Sapevo che la parola avrebbe fatto ridere i ragazzi; hanno riso eccome, però sono certo che, se andranno in gelateria in Spagna, ordineranno un cucurucho, non un cono (a meno che non siano della squadra rivale, il Team Coppetta).
Voglio che i ragazzi colgano i meccanismi profondi della lingua, cioè che facciano scelte (lessicali, morfologiche…) dimostrandomi di capire perché le fanno.
Quali metodi usa per trasmettere le nozioni più noiose in maniera leggera e coinvolgente?
L’intelligenza artificiale è una sfida?
Quanto a me, la uso eccome. Per esempio, è uno strumento eccezionale per creare esercizi per gli alunni con BES. In un tempo infinitesimale, consente di produrre da zero materiale didattico con livelli di personalizzazione estrema (letteralmente ritagliato sul singolo alunno). Facciamo un esempio: voglio creare per uno studente con forti difficoltà di letto-scrittura e grosse carenze cognitive un quiz interattivo, un minivideo, una storia a fumetti con un font ad alta leggibilità o un esercizio di associazione testo-immagini esattamente con le parole, le regole e le immagini che voglio io (perché le ritengo più importanti, perché sono certo di averle usate in classe, perché sono legate agli hobby del mio alunno…): se non trovo niente di simile su un libro di testo e non so disegnare, adesso ho una soluzione alternativa inconcepibile anche solo un paio d’anni fa; sarebbe autolesionismo non approfittarne. Cerco di usare spesso vari strumenti digitali (IA, Canva, YouTube, Kahoot!, in generale la LIM…), ma ogni tanto fa bene anche la cara vecchia manualità. Come compito di Natale in prima media, i miei studenti devono realizzare un tió de Nadal, una tipica figuretta in legno della tradizione natalizia catalana: è facilissima da fare, bastano qualche ramo, dei pezzetti di stoffa, colla e dei pennarelli, e poi esponiamo i tions in classe e chiediamo loro di portarci in dono dolciumi cantando una tipica filastrocca (che purtroppo diventa, per qualche giorno, l’incubo dei genitori).
Le sue esperienze lavorative precedenti al di fuori della scuola influenzano il suo lavoro?
Crede che un insegnante possa fare la differenza?






