Maestri di scuole

bell hooks: educare alla libertà

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4 Novembre 2025

L’esperienza condivisa come motore dell’apprendimento: la pedagogia militante di bell hooks

4 Novembre 2025

L’esperienza condivisa come motore dell’apprendimento: la pedagogia militante di bell hooks

bell hooks, nota per il suo impegno nella lotta contro il sessismo e il razzismo, ha affiancato all’attivismo il lavoro come insegnante e pedagogista, convinta che solo una scuola orientata al pensiero critico possa assicurare una società più giusta.
Con la scelta dello pseudonimo “bell hooks”, Gloria Jean Watkins, in linea con le sue convinzioni, decide di celebrare la continuità delle generazioni femminili (Bell è il cognome della madre, Hooks quello della nonna materna), il cui ricordo viene oscurato dal sistema patriarcale. Al tempo stesso, attraverso l’uso delle lettere minuscole, intende decentrare l’attenzione dalla propria individualità per indirizzarla al pensiero che promuove.
bell hooks nasce nel 1952 a Hopkinsville, una cittadina segregata del Kentucky, dove i neri conducevano un’esistenza separata dai bianchi. Più tardi ricorderà come, nei primi cicli scolastici frequentati esclusivamente da bambini afroamericani, avesse incontrato insegnanti impegnati quotidianamente nella lotta per l’emancipazione degli allievi, stimolando in loro il pensiero critico. La loro pedagogia, basata sul dialogo e su una conoscenza personalizzata degli studenti, per quanto istintiva e non ancorata a teorie specifiche, lascia un segno decisivo nella sua formazione.

“Quasi tutte le nostre insegnanti alla Booker T. Washington erano donne nere, votate a nutrire il nostro intelletto per darci la possibilità di diventare persone nere capaci di usare la ‘testa’”. Comprendemmo presto che la nostra devozione verso l’apprendimento e la vita della mente era un atto contro-egemonico, un gesto fondamentale di resistenza alle strategie di colonizzazione razzista bianca”.

bell hooks, Insegnare a trasgredire

Dopo la fine del segregazionismo negli Stati Uniti, quando finalmente può frequentare le scuole “dei bianchi”, non ritrova lo stesso approccio orientato alla libertà di pensiero e alla condivisione e fa invece esperienza di un’istruzione fondata sull’obbedienza acritica e sulla trasmissione nozionistica dei contenuti.
Nel 1973 consegue la laurea in Inglese alla Stanford University e prosegue gli studi con un Master all’Università del Wisconsin e un dottorato all’Università della California, dove approfondisce l’opera di Toni Morrison, prima donna afroamericana a vincere il Nobel per la Letteratura. Negli anni universitari si avvicina ai movimenti legati al femminismo e al Black Power, intraprendendo un lungo percorso di militanza contro il colonialismo e il potere patriarcale. In questo stesso periodo, a partire dal 1976, inizia a insegnare inglese prima all’Università della California e poi in altri istituti. Da quel momento non smetterà mai di affiancare la pratica didattica all’elaborazione di teorie pedagogiche e sociologiche improntate al femminismo e all’anticolonialismo.
Oltre alle esperienze di militanza, a ispirare in modo particolare il suo approccio all’insegnamento sono gli scritti del pedagogista brasiliano Paulo Freire e la sua critica all’educazione di tipo “depositario”, lo stesso approccio che aveva incontrato nella sua formazione universitaria, in cui allo studente è richiesto di assorbire passivamente le nozioni.
bell hooks contrappone a questa modalità una pedagogia fondata sul dialogo, in cui il docente non è l’unico dispensatore di verità, ma un mediatore che stimola gli studenti al pensiero critico e alla personale scoperta del sapere. In particolare, bell hooks accorda primaria importanza all’esperienza e alla sua condivisione: lo studente, ben lungi dall’essere un contenitore vuoto da riempire, è portatore di un proprio singolare sapere, il suo vissuto, che, se condiviso con la classe, può concorrere all’arricchimento di tutti e allo smascheramento delle dinamiche di potere.
Nel lavoro di insegnante bell hooks porta in aula quanto ha appreso nella sua attività di militante nei gruppi femministi, in cui ha imparato a mettersi in discussione e a sviluppare consapevolezza, considerando l’esperienza di ciascun membro una risorsa per la liberazione di tutti. Anche in aula l’esperienza personale deve essere valorizzata dall’insegnante e ciascuno studente deve ritenersi parte attiva, corresponsabile del processo di apprendimento:

“Chi insegna deve valorizzare realmente l’importanza della presenza di ognuno. Ci deve essere un riconoscimento continuo di come ogni persona influenzi la dinamica della classe, e contribuisca al processo di apprendimento. Questi contributi sono risorse. Utilizzati in modo costruttivo, aumentano la capacità di ogni classe di creare una comunità aperta di apprendimento. Spesso, prima che questo processo possa iniziare, deve aver luogo la decostruzione della nozione tradizionale secondo cui solo chi insegna è responsabile delle dinamiche della classe”.

bell hooks, Insegnare a trasgredire

Un’altra influenza sulla sua pedagogia è quella di Thích Nhất Hạnh, monaco buddhista vietnamita sostenitore del movimento dei diritti civili negli Stati Uniti e delle proteste contro la guerra in Vietnam. bell hooks lo incontra e apprezza il suo pensiero (che in seguito ispirerà la mindfulness), orientato alla presenza consapevole e a una visione olistica dell’essere umano. La pedagogista trae ispirazione da questi concetti per la sua pratica didattica, volta all’ascolto profondo, alla valorizzazione di ogni vissuto e allo sviluppo di una piena consapevolezza, ma anche alla rivalutazione del corpo nel processo d’insegnamento e apprendimento. La didattica “depositaria”, infatti, ha spesso favorito la separazione mente/corpo che, secondo bell hooks, deve essere superata in nome del coinvolgimento di tutta la persona nel processo di scoperta del mondo e di se stessi. Nulla deve rimanere fuori dall’aula, che diventa il luogo in cui la comunità di docenti e studenti condivide il piacere della conoscenza. Il piacere è un elemento fondamentale poiché, per bell hooks, i peggiori nemici dell’apprendimento sono la rigidità e la noia. Il piano didattico deve essere flessibile, cucito addosso alle singolarità degli studenti, ma anche soggetto, all’occorrenza, a cambi di direzione che nascono spontaneamente dal dialogo in classe.
I principi di questa pedagogia sono espressi in particolare nella trilogia che bell hooks dedica all’insegnamento (Insegnare a trasgredire, 1994; Insegnare comunità, 2003; Insegnare il pensiero critico, 2010), ma le fondamenta del suo pensiero si rintracciano in decine di saggi in cui l’autrice denuncia l’alleanza tra sistema patriarcale e mentalità coloniale, decostruendo le mitologie costruite dalle élite dominanti.
Nel 2014 fonda il bell hooks center presso il Berea College, nel suo Kentucky, uno spazio in cui “gli studenti che appartengono a minoranze sottorappresentate possono essere liberamente quello che sono al di fuori delle norme sociali e delle circostanze della loro vita”, un luogo di studio ispirato ai principi della fondatrice, come quello per cui “il femminismo è per tutti”, in quanto pratica di consapevolezza e messa in discussione dei sistemi di dominio.
bell hooks muore nel 2021, aderendo fino alla fine, con l’impegno di autrice e insegnante, alla lotta contro l’alleanza tra razzismo e sessismo, perché gli oppressi possano “lottare con la lingua per riprendere possesso di se stessi, per riconoscersi, per riunirsi, per ricominciare”.
Testo di Eleonora Recalcati, illustrazioni di Giordano Poloni

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