Il 6 agosto 1942 Janusz Korczak sale, insieme agli orfani del suo istituto, sul treno che da Varsavia porta al campo di sterminio di Treblinka. Medico stimato, autore conosciuto, avrebbe probabilmente potuto fuggire e salvarsi. Sceglie invece di condividere fino alla fine il destino dei bambini di cui si è preso cura per tutta la vita.
Nato a Varsavia nel 1878, Henryk Goldszmit (questo il suo vero nome) cresce in una famiglia ebrea agiata. La sua infanzia viene spezzata dalla malattia mentale del padre, avvocato a cui è molto legato, e dalla sua morte prematura, quando ha solo undici anni. Da quel momento Henryk, di natura introspettiva, si chiude sempre più in sé stesso e comincia a scrivere racconti.
Mentre studia medicina, continua a coltivare la passione per la letteratura, partecipando a un concorso di drammaturgia e firmandosi con lo pseudonimo di Janusz Korczak, nome che lo accompagnerà per tutta la vita. Le sue prime opere sono dedicate ai bambini dei quartieri poveri di Varsavia: nel 1904 pubblica il feuilleton Bambini di strada, seguito dal romanzo Il bambino da salotto. In quegli anni approfondisce la pedagogia, ispirandosi in particolare al pedagogista svizzero Johann Heinrich Pestalozzi, e comincia a scrivere articoli sull’educazione.
Nel 1905, tornato dalla guerra russo-giapponese in cui è stato arruolato come medico militare, si dedica alla cura dell’infanzia in un piccolo ospedale per bambini ebrei, dove assiste gratuitamente i più poveri. Nel 1908 incontra Stefania Wilczyńska in un ospizio per bambini abbandonati: i due condividono la stessa visione educativa e il sogno di creare un luogo dove i bambini possano crescere con rispetto e dignità.
In una lettera del 1911 scrive: «Io, ebreo polacco sotto l’occupazione zarista, ho scelto di servire il bambino e la sua causa». Dopo aver visitato diverse istituzioni per l’infanzia in Europa per prendere ispirazione, nel 1912 fonda a Varsavia, con Wilczyńska, la Casa degli Orfani, dove comincia a mettere in pratica le sue idee pedagogiche.
Nato a Varsavia nel 1878, Henryk Goldszmit (questo il suo vero nome) cresce in una famiglia ebrea agiata. La sua infanzia viene spezzata dalla malattia mentale del padre, avvocato a cui è molto legato, e dalla sua morte prematura, quando ha solo undici anni. Da quel momento Henryk, di natura introspettiva, si chiude sempre più in sé stesso e comincia a scrivere racconti.
Mentre studia medicina, continua a coltivare la passione per la letteratura, partecipando a un concorso di drammaturgia e firmandosi con lo pseudonimo di Janusz Korczak, nome che lo accompagnerà per tutta la vita. Le sue prime opere sono dedicate ai bambini dei quartieri poveri di Varsavia: nel 1904 pubblica il feuilleton Bambini di strada, seguito dal romanzo Il bambino da salotto. In quegli anni approfondisce la pedagogia, ispirandosi in particolare al pedagogista svizzero Johann Heinrich Pestalozzi, e comincia a scrivere articoli sull’educazione.
Nel 1905, tornato dalla guerra russo-giapponese in cui è stato arruolato come medico militare, si dedica alla cura dell’infanzia in un piccolo ospedale per bambini ebrei, dove assiste gratuitamente i più poveri. Nel 1908 incontra Stefania Wilczyńska in un ospizio per bambini abbandonati: i due condividono la stessa visione educativa e il sogno di creare un luogo dove i bambini possano crescere con rispetto e dignità.
In una lettera del 1911 scrive: «Io, ebreo polacco sotto l’occupazione zarista, ho scelto di servire il bambino e la sua causa». Dopo aver visitato diverse istituzioni per l’infanzia in Europa per prendere ispirazione, nel 1912 fonda a Varsavia, con Wilczyńska, la Casa degli Orfani, dove comincia a mettere in pratica le sue idee pedagogiche.
Alla base del pensiero di Korczak c’è un principio semplice e rivoluzionario: il bambino è una persona a pieno titolo. Non un adulto in miniatura o un soggetto da plasmare a immagine dei valori dei genitori o della società, ma un individuo dotato di diritti e desideri che vanno ascoltati, rispettati, presi in considerazione.
Nella Casa degli Orfani, Korczak costruisce una comunità educativa autogestita. I bambini partecipano alle decisioni attraverso un parlamento e un tribunale dei bambini, dove imparano la responsabilità e il rispetto reciproco. L’istituzione del tribunale mira a educare i bambini in modo semplice e immediato al senso della giustizia. Nel suo codice è scritto: «Se qualcuno ha fatto qualcosa di male, la cosa migliore è perdonarlo, ma il tribunale deve tutelare l’ordine, perché il disordine ferisce anzitutto la gente buona, onesta e coscienziosa».
Le regole valgono per tutti, adulti compresi. La disciplina non è imposta con la paura: per ogni regola viene condiviso con i bambini il significato profondo e l’utilità per la comunità e per la crescita di ciascuno.
Con la pedagogista Maria Falska, nel 1919 fonda un secondo istituto, La Nostra Casa, aperto ai bambini polacchi non ebrei. Anche lì applica gli stessi principi: autonomia e rispetto reciproco.
Al cuore delle attività di Korczak c’è sempre il desiderio di dare voce ai bambini, accordando loro fiducia, certo che la loro visione del mondo non valga meno di quella degli adulti. A questo scopo, nel 1926 fonda un giornale, La piccola rassegna, distribuito come inserto del “Nasz Przegląd”, quotidiano diffuso tra gli ebrei polacchi dell’epoca. Qui i bambini possono scrivere per un pubblico di coetanei, parlando della loro vita quotidiana ma anche di temi come la guerra e la libertà, dal loro punto di vista.
Le regole valgono per tutti, adulti compresi. La disciplina non è imposta con la paura: per ogni regola viene condiviso con i bambini il significato profondo e l’utilità per la comunità e per la crescita di ciascuno.
Con la pedagogista Maria Falska, nel 1919 fonda un secondo istituto, La Nostra Casa, aperto ai bambini polacchi non ebrei. Anche lì applica gli stessi principi: autonomia e rispetto reciproco.
Al cuore delle attività di Korczak c’è sempre il desiderio di dare voce ai bambini, accordando loro fiducia, certo che la loro visione del mondo non valga meno di quella degli adulti. A questo scopo, nel 1926 fonda un giornale, La piccola rassegna, distribuito come inserto del “Nasz Przegląd”, quotidiano diffuso tra gli ebrei polacchi dell’epoca. Qui i bambini possono scrivere per un pubblico di coetanei, parlando della loro vita quotidiana ma anche di temi come la guerra e la libertà, dal loro punto di vista.
Ci sono molti adulti che scrivono solo perché non si vergognano di farlo; ci sono molti bambini che hanno idee, considerazioni e osservazioni interessanti e che non scrivono perché non ne hanno il coraggio o la voglia. Il nostro quotidiano farà venire voglia di scrivere ai giovani. Voglia e coraggio.
Janusz Korczak, “Nasz Przegląd”
Anche la nuova scuola istituita nel 1932 presso l’orfanotrofio si fonda sulla fiducia e sulla libertà: sono i bambini stessi a scegliere le principali discipline e attività su cui formarsi ed essere valutati.
Nel 1934 Korczak inizia una trasmissione radiofonica, Le chiacchierate del vecchio dottore, riunendo le famiglie polacche intorno alla radio in anni burrascosi. La sua voce accompagna i più giovani attraverso questioni quotidiane e difficili, mentre gli episodi di antisemitismo si moltiplicano e, nel 1939, la Polonia viene invasa dal Reich. La Casa degli Orfani viene trasferita nel ghetto di Varsavia, un’area di 2,6 km² in cui i tedeschi confinano quattrocentomila ebrei, separandoli dal resto della città. Korczak riceve da illustri amici molte offerte per mettersi in salvo, ma rimane con i suoi bambini, nel cuore del ghetto, continuando, pur nella mancanza di risorse, la sua opera pedagogica.
Da sempre si è battuto per un’educazione non edulcorata, convinto che i bambini possano capire ogni cosa e debbano essere messi a parte anche della durezza della realtà, imparando la necessità di battersi contro ciò che è ingiusto:
Nel 1934 Korczak inizia una trasmissione radiofonica, Le chiacchierate del vecchio dottore, riunendo le famiglie polacche intorno alla radio in anni burrascosi. La sua voce accompagna i più giovani attraverso questioni quotidiane e difficili, mentre gli episodi di antisemitismo si moltiplicano e, nel 1939, la Polonia viene invasa dal Reich. La Casa degli Orfani viene trasferita nel ghetto di Varsavia, un’area di 2,6 km² in cui i tedeschi confinano quattrocentomila ebrei, separandoli dal resto della città. Korczak riceve da illustri amici molte offerte per mettersi in salvo, ma rimane con i suoi bambini, nel cuore del ghetto, continuando, pur nella mancanza di risorse, la sua opera pedagogica.
Da sempre si è battuto per un’educazione non edulcorata, convinto che i bambini possano capire ogni cosa e debbano essere messi a parte anche della durezza della realtà, imparando la necessità di battersi contro ciò che è ingiusto:
Dimentichiamo che dobbiamo insegnare al bambino non solo ad apprezzare la verità, ma anche a riconoscere la menzogna; non solo a stimare, ma anche a disprezzare; non solo ad acconsentire, ma anche a indignarsi; non solo a sottomettersi, ma anche a ribellarsi.
Janusz Korczak, Come amare il bambino
Il bisogno di battersi per un mondo migliore è anche il messaggio finale del suo romanzo più famoso, Re Matteuccio I, che narra le vicende di un bambino divenuto sovrano, che decide di battersi per i diritti dei più piccoli. Di fronte all’orrore che sta per travolgere gli orfani del ghetto, però, la lotta è impari.
Nel luglio del 1942 fa studiare ai bambini L’ufficio postale di Rabindranath Tagore, per metterlo poi in scena nel teatro della Casa degli Orfani. Il dramma narra della morte di un bambino, rinchiuso in casa in seguito a una diagnosi sbagliata (una potente metafora del ghetto). Morendo recluso, il piccolo sogna di essere un postino e di percorrere libero praterie infinite. Si racconta che, quando gli chiedono perché ha scelto una storia così malinconica, Korczak risponde che voleva che i bambini imparassero a morire serenamente.
Due settimane dopo, il ghetto di Varsavia viene evacuato e gli ebrei uccisi o deportati nei campi di sterminio. Korczak, in testa al corteo dei bambini della Casa degli Orfani, attraversa la città diretto al treno per Treblinka, sventolando insieme a loro la bandiera verde di re Matteuccio I, simbolo del diritto di tutti i bambini a vivere, conoscere e desiderare. Troverà la morte insieme agli orfani che aveva accompagnato fino alla fine.
Al suo sacrifico e alla sua vita è ispirato il film Korczak (1990), in cui il celebre regista Andrzej Wajda si confronta con gli orrori dell’Olocausto nella sua Polonia.
La battaglia di Janusz Korczak per il riconoscimento dei bambini come persone, portatrici di diritti e autonomia, continuerà ad animare movimenti e teorie pedagogiche, approdando all’ONU con la Convenzione sui diritti dell’infanzia del 1989.
Nel luglio del 1942 fa studiare ai bambini L’ufficio postale di Rabindranath Tagore, per metterlo poi in scena nel teatro della Casa degli Orfani. Il dramma narra della morte di un bambino, rinchiuso in casa in seguito a una diagnosi sbagliata (una potente metafora del ghetto). Morendo recluso, il piccolo sogna di essere un postino e di percorrere libero praterie infinite. Si racconta che, quando gli chiedono perché ha scelto una storia così malinconica, Korczak risponde che voleva che i bambini imparassero a morire serenamente.
Due settimane dopo, il ghetto di Varsavia viene evacuato e gli ebrei uccisi o deportati nei campi di sterminio. Korczak, in testa al corteo dei bambini della Casa degli Orfani, attraversa la città diretto al treno per Treblinka, sventolando insieme a loro la bandiera verde di re Matteuccio I, simbolo del diritto di tutti i bambini a vivere, conoscere e desiderare. Troverà la morte insieme agli orfani che aveva accompagnato fino alla fine.
Al suo sacrifico e alla sua vita è ispirato il film Korczak (1990), in cui il celebre regista Andrzej Wajda si confronta con gli orrori dell’Olocausto nella sua Polonia.
La battaglia di Janusz Korczak per il riconoscimento dei bambini come persone, portatrici di diritti e autonomia, continuerà ad animare movimenti e teorie pedagogiche, approdando all’ONU con la Convenzione sui diritti dell’infanzia del 1989.




