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Parola agli insegnanti

Elena Panfili: scuola, famiglia e comunità. Insieme per educare allo spirito critico

Tempo di lettura stimato: 5 minuti
23 Giugno 2026

23 Giugno 2026

Dove insegna e da quando?
Lavoro nella scuola secondaria di primo grado Nuccia Casula di Jerago con Orago (Varese), parte dell’ICS Fermi di Cavaria con Premezzo.
Prima di avere il ruolo qui, vicino a casa, ho lavorato per alcuni anni come docente di Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) alla scuola primaria, poiché avevo conseguito la laurea in Scienze Religiose. Alla primaria ho compreso l’importanza dei prerequisiti d’ingresso alle scuole medie e dell’acquisizione di un metodo per tutti i ragazzi.

Prima di iniziare a insegnare alle medie, inoltre, ho vissuto una bella esperienza lavorativa come tutor presso la Business School del Sole 24 Ore a Milano, che è stata estremamente formativa e mi ha permesso di aggiungere utili competenze di comunicazione, che spendo in aula tutti i giorni.
La scuola in cui attualmente insegno Lettere è situata a Jerago, una piccola realtà che conta circa cinquemila abitanti. Nel mio istituto, che ha tre sezioni per un totale di circa duecento ragazzi, adottiamo un metodo tradizionale.

In che cosa si concretizza questa impostazione metodologica?
Da molti anni esistono in Italia approcci metodologici innovativi che puntano sull’acquisizione di competenze e soft skills. Sono aspetti importanti che anche noi valorizziamo nel nostro Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), promuovendo laboratori formativi che uniscono la didattica all’aspetto ludico e artistico, ma manteniamo molto salda la convinzione che le nozioni e le conoscenze in quanto tali possano ancora essere sinonimo di qualità dell’istruzione.
Usiamo molto il cartaceo, che le famiglie apprezzano perché applicano da sempre un buon controllo sull’uso degli strumenti digitali dei figli. Richiediamo ore di studio, compiti a casa e ricerche strutturate in modo tradizionale.
Puntiamo a fornire ai ragazzi un solido metodo di studio per abituarli ad affrontare diverse ore di lavoro autonomo sui libri e attività con complessità cognitive crescenti, per esempio le parafrasi di testi antichi anche un po’ desueti, come quelli originali di Tasso o di Ariosto, che non sempre si propongono nelle scuole medie. Anche i temi di attualità, che affrontiamo in modo sistematico e completo, mirano a fornire ai ragazzi la comprensione del lessico specifico delle varie discipline oltre a chiavi di lettura efficaci del presente.
Che strumenti rendono possibile un lavoro del genere?
Innanzitutto, c’è un serio lavoro di programmazione in continuità con la scuola primaria, in modo da permettere ai ragazzi di giungere alle medie con buone basi di lessico geo-storico e grammatica. Ci orientiamo inoltre su antologie ricche, testi di grammatica ben strutturati. Per esempio, io amo molto l’antologia di Rosetta Zordan, Autori e Lettori, che ha una struttura ben accordata al nostro modo di lavorare e fornisce approfondimenti ampi. Per noi la vera innovazione è tornare alle conoscenze, per questo il nostro slogan recita proprio che la “C” di Casula è Conoscenza.
Non abbassiamo la proposta culturale ma la rendiamo affrontabile, anche grazie a una solida rete di servizi territoriali accessibili, come il doposcuola dell’oratorio del paese, attivo tre pomeriggi a settimana e gestito da docenti in pensione, o altri interventi di facilitazione linguistica promossi dal Comune
Come affrontate temi oggi centrali come l’inclusione degli studenti con Bisogni Educativi Speciali o l’integrazione di alunni con background migratorio?
La personalizzazione per noi è parte integrante del lavoro. Tutti affrontano, per esempio, testi classici complessi, ma con metodi più coinvolgenti come le drammatizzazioni o con percorsi da libri semplificati. Non abbassiamo la proposta culturale ma la rendiamo affrontabile, anche grazie a una solida rete di servizi territoriali accessibili, come il doposcuola dell’oratorio del paese, attivo tre pomeriggi a settimana e gestito da docenti in pensione, o altri interventi di facilitazione linguistica promossi dal Comune. Il paese ha una buona coesione sociale in cui la scuola è bene inserita, una forte vita comunitaria e le famiglie puntano per i figli a un percorso di studio a lungo termine, con un respiro culturale profondo.    
Quali criticità riscontra nel suo lavoro?
Per me la chiave di tutto è il patto educativo tra scuola e famiglia. Se questo viene a mancare, o se a casa i ragazzi non sono spronati a lavorare come proponiamo noi a scuola, il sistema salta. Se ci sono famiglie poco rispondenti, la fatica diventa molta, ma devo dire che generalmente siamo supportati e valorizzati. Lo studio a casa penso sia parte integrante dell’attività scolastica: non se ne può fare a meno, e proviamo a introdurre tutti gli strumenti di cui disponiamo affinché nessuno rimanga escluso dal nostro percorso.
Qual è la sua più grande soddisfazione nel lavoro a scuola?
Sicuramente vedere che i ragazzi acquisiscono dimestichezza con la bellezza culturale che proponiamo e con i contenuti di attualità. Già al secondo anno sono in grado di discorrere di temi complessi perché piano piano colgono l’importanza di ciò di cui si parla a scuola, da Dante a Petrarca a fatti attuali di geopolitica, mostrando la capacità di mettere in pratica ciò che imparano nel loro modo di ragionare.
Lei crede che un insegnante possa fare la differenza per i suoi studenti?
Sì: io credo che l’obiettivo del nostro lavoro sia contribuire a formare esseri umani pensanti, in grado di comprendere il mondo, e ciò può avvenire solo nel rapporto con un buon insegnante che ce la metta tutta per condividere conoscenze e passione per la realtà.
di Gemma Romano

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