Da quanti anni insegna?
In che zona e in che contesto ha insegnato?
Come ha scoperto l’apprendimento cooperativo?
Ho iniziato a interessarmene circa quindici anni fa, quando, dopo un trasferimento, ho cominciato a lavorare in una scuola dell’infanzia, dove questa pratica era ampiamente diffusa. Mi ha subito appassionata perché, nella quotidianità, mi rendevo conto della qualità del lavoro e della collaborazione. Ho seguito numerosi corsi e webinar e ho avuto la fortuna di poter mettere subito in pratica quanto imparavo.
Ho presto compreso l’importanza di lavorare prima di tutto sulla costruzione del gruppo-classe e sulle competenze sociali: collaborazione, ascolto, espressione appropriata. Queste abilità vanno insegnate, esattamente come l’italiano o la matematica.
L’apprendimento cooperativo offre strumenti concreti per educare a tali competenze e, attraverso attività strutturate, permette di sviluppare sia obiettivi disciplinari, per esempio il riconoscimento delle sillabe, sia obiettivi sociali, come l’ascolto attivo o il rispetto del turno di parola. Solo così è possibile osservare e valorizzare reali progressi.
La relazione costruita nella collaborazione è alla base del benessere e della crescita
Cosa intendiamo per apprendimento cooperativo?
Quali sono i vantaggi di questo metodo?
Ha incontrato resistenze a questo metodo nelle scuole dove ha insegnato?
Insieme a Marina Michelon ha scritto anche un libro, La scuola con “buoni principi”: apprendimento cooperativo. L’arte dell’ascolto didattico (Europa Edizioni, 2023). Di cosa si tratta?
Come spiega l’apprendimento cooperativo ai bambini?
Come reagiscono i genitori di fronte a questo metodo didattico?
Quanto spazio dedica in classe a questo metodo?
Qual è la dimensione massima di un gruppo? E come si bilancia il fattore individuale con quello collettivo?
Per quanto riguarda l’equilibrio tra apprendimento individuale e di gruppo, nel cooperativo c’è sempre una fase individuale: ogni studente svolge un compito specifico (per esempio, in un’attività grafica uno ritaglia e uno incolla; in un’attività di studio uno è responsabile dell’individuazione delle parole chiave e un altro di utilizzarle per la costruzione di una mappa concettuale). Dopo questa fase individuale, si lavora insieme per confrontare i risultati, discutere le differenze e arrivare a un accordo comune. La collaborazione è quindi sempre preceduta e seguita da momenti individuali.
Come gestisce le difficoltà e i conflitti?
Li accetto come opportunità di crescita. Quando emergono, li porto in evidenza per affrontarli insieme, trasformandoli in occasioni di apprendimento. Ricordo un caso in cui un bambino con difficoltà di scrittura era molto a disagio nell’assumersi un ruolo. Ho facilitato il gruppo coinvolgendo un’altra bambina che ha preso il suo posto, e ho modulato i compiti, senza forzare, finché la situazione si è normalizzata. Le attività non sono mai perfette, e l’imprevisto, che può essere un’interruzione o una fonte di disattenzione, va gestito con flessibilità e cura da parte dell’insegnante.
Inoltre, con l’aumento dell’isolamento sociale dovuto all’uso massiccio dei cellulari e dei social media, i bambini e ragazzi hanno difficoltà sempre maggiori a confrontarsi e comunicare: l’apprendimento cooperativo aiuta a sviluppare empatia, gestione delle emozioni, ascolto attivo e collaborazione, competenze indispensabili per costruire una società più inclusiva e meno conflittuale.
L’apprendimento cooperativo è utile anche nelle scuole superiori?
Con l’aumento dell’isolamento sociale dovuto all’uso massiccio dei cellulari e dei social media, i bambini e ragazzi hanno difficoltà sempre maggiori a confrontarsi e comunicare: l’apprendimento cooperativo aiuta a sviluppare empatia, gestione delle emozioni, ascolto attivo e collaborazione
Qual è stato il momento più bello che ha vissuto in classe?
Elena Melita
È insegnante e formatrice. Da oltre dieci anni si occupa di formazione, con particolare attenzione all’apprendimento cooperativo e allo sviluppo delle competenze socio-emotive, promuovendo pratiche educative inclusive e orientate al benessere.
È iscritta al Registro dei Formatori Professionisti AIF e all’Albo Formatori delle Reti di Riconnessioni di Torino. Ha conseguito le certificazioni EQ Educator Six Seconds livelli 1, 2 e 3, riconosciute a livello internazionale per l’applicazione delle competenze socio-emotive in ambito educativo. Attualmente è counselor in formazione.





