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19 Gennaio 2026
30 settembre 2025

La buona pratica dell’apprendimento cooperativo

Come una cooperazione efficace permette ai bambini di imparare meglio

Intervista e Elena Melita,
docente di scuola primaria e formatrice
Tempo di lettura: 10 minuti
L’apprendimento cooperativo è un metodo didattico che, attraverso il lavoro di gruppo strutturato, permette di potenziare nel bambino competenze cognitive, abilità sociali e relazioni positive. Insieme a Elena Melita, docente e formatrice, analizziamo i principi alla sua base, i suoi vantaggi didattici e l’impegno che richiede agli insegnanti.

Da quanti anni insegna?

Il mio percorso è iniziato nel 1997, all’asilo nido. Ho lavorato lì per cinque anni, poi sono passata alla scuola dell’infanzia e, da nove anni, lavoro alla scuola primaria. Questo per me rappresenta un grande valore aggiunto, perché mi ha permesso di avere una visione completa della crescita del bambino, di comprendere i prerequisiti necessari e di riconoscere l’importanza della dimensione emotiva. A volte, quando si lavora in un solo ordine scolastico, si rischia di perdere di vista il percorso precedente e il senso della continuità educativa. Per me non è stato così, e dico sempre con grande orgoglio che questo cammino mi ha permesso di crescere insieme ai bambini, accompagnandoli nelle diverse fasi del loro sviluppo, e in un certo senso di crescere con loro.

In che zona e in che contesto ha insegnato?

Generalmente ho lavorato in contesti di periferia urbana. Attualmente insegno in una scuola nella prima cintura di Torino. Il quartiere presenta un’estrema fragilità sociale e culturale. Io sono convinta che le cose non capitino per caso: evidentemente questo era il percorso giusto per me, perché penso di riuscire a offrire una visione di futuro a questi bambini. La scuola è infatti uno dei pochi luoghi in cui i bambini possono crescere pensando di poter diventare tutto ciò che desiderano. Tuttavia, più crescono, più questa possibilità viene loro negata. In parte perché la società funziona così, e in parte perché loro stessi, con il tempo, non ci credono più. Nelle periferie il mio lavoro può essere faticoso, ma proprio per questo trovo un senso profondo in quello che faccio, perché sento di poter fare la differenza.
AI e scuola, intervista a Mario Rasetti

Come ha scoperto l’apprendimento cooperativo?

Ho iniziato a interessarmene circa quindici anni fa, quando, dopo un trasferimento, ho cominciato a lavorare in una scuola dell’infanzia, dove questa pratica era ampiamente diffusa. Mi ha subito appassionata perché, nella quotidianità, mi rendevo conto della qualità del lavoro e della collaborazione. Ho seguito numerosi corsi e webinar e ho avuto la fortuna di poter mettere subito in pratica quanto imparavo.

Ho presto compreso l’importanza di lavorare prima di tutto sulla costruzione del gruppo-classe e sulle competenze sociali: collaborazione, ascolto, espressione appropriata. Queste abilità vanno insegnate, esattamente come l’italiano o la matematica.

L’apprendimento cooperativo offre strumenti concreti per educare a tali competenze e, attraverso attività strutturate, permette di sviluppare sia obiettivi disciplinari, per esempio il riconoscimento delle sillabe, sia obiettivi sociali, come l’ascolto attivo o il rispetto del turno di parola. Solo così è possibile osservare e valorizzare reali progressi.

La relazione costruita nella collaborazione è alla base del benessere e della crescita

Cosa intendiamo per apprendimento cooperativo?

L’apprendimento cooperativo si basa su cinque principi, tra loro strettamente interconnessi. Vi è linterdipendenza positiva, cioè il fatto che ognuno raggiunge il proprio obiettivo attraverso il gruppo: il successo individuale è legato al successo del gruppo. Poi c’è la responsabilità individuale, che si traduce nel fatto che ognuno è responsabile sia del proprio apprendimento che del proprio contributo al lavoro del gruppo. Un altro principio è linterazione promozionale faccia a faccia: i membri del gruppo collaborano direttamente, scambiandosi informazioni, sostenendosi e aiutandosi a vicenda per raggiungere gli obiettivi comuni. L’apprendimento cooperativo promuove inoltre lo sviluppo delle abilità sociali, rendendo gli allievi capaci di ascoltarsi a vicenda e di prendere decisioni insieme. C’è poi il principio della revisione, fondamentale affinché il singolo alunno e il gruppo riflettano sul proprio operato.

Quali sono i vantaggi di questo metodo?

Molti pensano che proporre lavori di gruppo sia sufficiente, ma se non si assegnano i ruoli e non si dà il senso del gruppo, possono nascere conflitti. Invece, quando i compiti e i ruoli sono ben distinti e strutturati, attraverso lo sforzo di progettazione del docente, ognuno si sente importante. Questo metodo è altamente inclusivo, perché permette di coinvolgere anche bambini con difficoltà, assegnando loro compiti adeguati alle loro possibilità. In questo modo si sentono integrati nelle attività e non marginalizzati o con un ruolo inferiore, proprio come un ingranaggio: la macchina funziona se tutti gli ingranaggi si muovono.

Ha incontrato resistenze a questo metodo nelle scuole dove ha insegnato?

Per me l’apprendimento cooperativo non è un semplice metodo, ma una filosofia di vita. Non potrei praticarlo se non fossi io stessa una persona collaborativa, capace di comunicare in modo efficace e di coinvolgere gli altri. Forse per questo non ho mai incontrato grandi resistenze: sono coerente con ciò che faccio. Nella mia carriera ho svolto attività di formazione interna anche in diverse scuole. Da oltre dieci anni, infatti, insieme a Marina Michelon mi occupo della formazione di insegnanti. I dirigenti scolastici delle scuole in cui ho lavorato hanno riconosciuto il valore delle mie competenze e mi hanno sostenuta nel trasmetterle al resto del corpo docente.

Insieme a Marina Michelon ha scritto anche un libro, La scuola con “buoni principi”: apprendimento cooperativo. L’arte dell’ascolto didattico (Europa Edizioni, 2023). Di cosa si tratta?

È un manuale che raccoglie novanta attività pratiche per scuola dell’infanzia e primaria. Il libro è pensato per essere uno strumento concreto, con proposte facilmente applicabili in classe, oltre che una guida per adattare le attività in modo coerente al percorso educativo, mantenendo continuità e rispetto per le tappe di crescita dei bambini.

Come spiega l’apprendimento cooperativo ai bambini?

Con loro non serve fornire una definizione teorica, i bambini imparano attraverso l’esperienza, collaborando concretamente. Una bambina di cinque anni una volta ha detto: “Se ci conosciamo tutti più meglio, quando lavoriamo riusciamo anche a giocare più meglio e conoscerci più meglio!”. In altre parole, la relazione costruita nella collaborazione è alla base del benessere e della crescita.

Come reagiscono i genitori di fronte a questo metodo didattico?

Il rapporto scuola-famiglia per me non è solo formale, non voglio che i genitori si limitino ad ascoltare gli insegnanti parlare nelle riunioni di classe. Li coinvolgo nel lavoro scolastico, ascoltandoli e facendoli partecipare attivamente ai processi, insieme agli alunni, in un percorso condiviso e guidato. Per esempio, durante le riunioni leggo storie e propongo riflessioni collettive che parlano del benessere scolastico, del rispetto e dell’importanza di stabilire limiti, sempre in modo generale e mai puntando a casi personali. Questo aiuta a far crescere in modo sano sia i ragazzi sia le famiglie sia noi insegnanti.
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Quanto spazio dedica in classe a questo metodo?

Nella didattica utilizzo un mix di sistemi. Uso l’apprendimento cooperativo insieme ad altri metodi, come la lezione frontale, la didattica a stazioni e la flipped classroom, cercando di adattare sempre la modalità alla classe e alla fascia d’età. L’apprendimento cooperativo è molto versatile: può essere introdotto da subito nella scuola dell’infanzia e continua a essere efficace nella primaria, proseguendo poi in tutti i gradi di istruzione successivi fino all‘età adulta, ambito in cui questo metodo ha mosso i suoi primi passi. Inoltre, aiuta a rompere la monotonia e i cali di attenzione, diventando uno stimolo di attivazione per gli studenti.

Qual è la dimensione massima di un gruppo? E come si bilancia il fattore individuale con quello collettivo?

Il numero di partecipanti per gruppo è di quattro al massimo; già con questo numero i rapporti diventano complessi da gestire e le dinamiche cambiano, con possibili squilibri tra i membri.
Per quanto riguarda l’equilibrio tra apprendimento individuale e di gruppo, nel cooperativo c’è sempre una fase individuale: ogni studente svolge un compito specifico (per esempio, in un’attività grafica uno ritaglia e uno incolla; in un’attività di studio uno è responsabile dell’individuazione delle parole chiave e un altro di utilizzarle per la costruzione di una mappa concettuale). Dopo questa fase individuale, si lavora insieme per confrontare i risultati, discutere le differenze e arrivare a un accordo comune. La collaborazione è quindi sempre preceduta e seguita da momenti individuali.

Come gestisce le difficoltà e i conflitti?

Li accetto come opportunità di crescita. Quando emergono, li porto in evidenza per affrontarli insieme, trasformandoli in occasioni di apprendimento. Ricordo un caso in cui un bambino con difficoltà di scrittura era molto a disagio nell’assumersi un ruolo. Ho facilitato il gruppo coinvolgendo un’altra bambina che ha preso il suo posto, e ho modulato i compiti, senza forzare, finché la situazione si è normalizzata. Le attività non sono mai perfette, e l’imprevisto, che può essere un’interruzione o una fonte di disattenzione, va gestito con flessibilità e cura da parte dell’insegnante.

Inoltre, con l’aumento dell’isolamento sociale dovuto all’uso massiccio dei cellulari e dei social media, i bambini e ragazzi hanno difficoltà sempre maggiori a confrontarsi e comunicare: l’apprendimento cooperativo aiuta a sviluppare empatia, gestione delle emozioni, ascolto attivo e collaborazione, competenze indispensabili per costruire una società più inclusiva e meno conflittuale.

L’apprendimento cooperativo è utile anche nelle scuole superiori?

Certamente, considerando che questo metodo affonda le sue radici nello studio delle dinamiche di gruppo e della psicologia sociale, principi che sono validi a ogni età. Anche se finora non ho avuto molte opportunità di formare insegnanti di scuola secondaria di secondo grado, penso che l’approccio possa essere adattato, con attività snelle e progettazioni mirate, ai tempi ristretti delle lezioni, che spesso sono di soli cinquanta minuti. La chiave è saper modulare gli interventi per una partecipazione attiva degli studenti anche con un tempo a disposizione così limitato.

Con l’aumento dell’isolamento sociale dovuto all’uso massiccio dei cellulari e dei social media, i bambini e ragazzi hanno difficoltà sempre maggiori a confrontarsi e comunicare: l’apprendimento cooperativo aiuta a sviluppare empatia, gestione delle emozioni, ascolto attivo e collaborazione

Qual è stato il momento più bello che ha vissuto in classe?

Ci sono attività della scuola dell’infanzia che mi sono rimaste nel cuore e che illuminano il mio modo di lavorare anche oggi alla primaria. Ricordo perfettamente una volta in cui, da sola in classe con venti bambini di tre anni, ho proposto loro di strappare piccoli pezzi di carta per creare coriandoli durante un’attività di Carnevale. È stato emozionante osservare come, con delicatezza e concentrazione, lavorassero in un silenzio magico, difficile da descrivere. Sono esperienze come queste che ci dimostrano che la meraviglia non ha età: quando accadono queste magie, ti rincuorano e ti danno la forza di andare avanti!
Emilia Bandel

Elena Melita

È insegnante e formatrice. Da oltre dieci anni si occupa di formazione, con particolare attenzione all’apprendimento cooperativo e allo sviluppo delle competenze socio-emotive, promuovendo pratiche educative inclusive e orientate al benessere.
È iscritta al Registro dei Formatori Professionisti AIF e all’Albo Formatori delle Reti di Riconnessioni di Torino. Ha conseguito le certificazioni EQ Educator Six Seconds livelli 1, 2 e 3, riconosciute a livello internazionale per l’applicazione delle competenze socio-emotive in ambito educativo. Attualmente è counselor in formazione.

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