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19 Novembre 2025
20 ottobre 2025

Il potere della lettura

Il libro come palestra di emozioni e competenze per crescere
di Maria Vittoria Alfieri
Tempo di lettura stimato: 7 minuti

Quante volte, nel bel mezzo di una giornata mentre siete presi a fare tutt’altro, vi è capitato di pensare: “Non vedo l’ora di tornare a casa e riaprire il mio libro”? La storia che vi aspetta, i personaggi ormai familiari, le pagine che scorrono veloci ma che vorreste non finissero mai, pur di restare ancora un po’ dentro quella storia.
È la magia della lettura: un’esperienza estetica ed emotiva, una finestra spalancata su mondi infiniti.
Ma c’è molto di più. Leggere è un’esperienza formativa che allena la mente a riflettere e a cambiare prospettiva. In un’epoca dominata da stimoli rapidi e frammentati, resta una palestra insostituibile per coltivare pensiero critico, autonomia di giudizio e consapevolezza.
Dunque il libro è un vero dispositivo di apprendimento, fondamentale per la crescita di studentesse e studenti che, com’è prevedibile, preferiscono lo smartphone a una pagina di carta.
La sfida è tutta qui: come restituire ai libri la loro forza? Come far scoprire ai ragazzi che la lettura non è un compito da fare, ma un’esperienza da vivere?
Basta guardare i numeri per capire quanto tutto questo sia urgente. Tra i più giovani la lettura fatica a trovare spazio. Secondo la ricerca AIE La lettura tra gli 0 e i 14 anni. Sta cambiando qualcosa? 2023, una quota significativa di ragazzi tra i 6 e i 14 anni non legge mai per piacere, che tradotto in cifre vuol dire che esiste un esercito silenzioso di 1,3 milioni di giovanissimi “non lettori”. Un dato che si intreccia con quello più recente dell’Osservatorio Kids AIE 2025 , secondo cui il 70% dei bambini e ragazzi 6-14 anni legge solo occasionalmente — non più di tre libri l’anno — e dedica in media meno di due ore settimanali alla lettura, contro le oltre sette passate davanti allo smartphone. Dati che ci dicono chiaramente che si legge sempre meno e purtroppo anche male.
Il rischio è evidente: una generazione che legge poco sarà meno attrezzata ad affrontare la complessità del futuro, meno capace di esercitare spirito critico e autonomia di giudizio in un mondo che ne richiede sempre di più.

Ma perché il libro continua a perdere terreno?

Parte della risposta sta nei ritmi frenetici della vita quotidiana. Le agende degli adulti e, di riflesso, quelle dei figli, sono sempre più cariche di impegni: lavoro, scuola, attività extrascolastiche. In un contesto così, quando finalmente ci si ferma, difficilmente si sceglie di aprire un libro: è molto più immediato accendere uno schermo.
Negli ultimi decenni lo spazio della lettura è stato progressivamente eroso dall’avanzata di altri media. Prima la televisione, che ha scandito per decenni le serate familiari; poi il web, con la sua offerta senza confini; quindi i social e lo streaming. Secondo il Rapporto Censis sulla comunicazione del 2023, oltre il 95% degli italiani guarda regolarmente la TV o contenuti digitali, mentre i dati ISTAT – Cittadini e ICT 2024 mostrano che più dell’80% della popolazione utilizza abitualmente Internet. Tra questi, naturalmente, ci sono anche gli adolescenti, sempre connessi e abituati a muoversi con naturalezza tra piattaforme, chat e contenuti online.
Siamo dunque di fronte a un cambio di paradigma: lo spazio digitale è diventato non solo il centro della vita sociale e ricreativa dei ragazzi, ma anche il principale canale attraverso cui passano i contenuti che consumano. Contenuti brevi, frammentati, immediati: una fruizione rapida e dispersiva che allena più allo scorrimento che alla concentrazione. In altre parole, i ragazzi leggono molto, ma dentro un flusso digitale fatto di messaggi, notifiche e contenuti “leggeri” che raramente lasciano traccia. Una “lettura lampo” che si consuma in fretta, senza sedimentare.

Dunque come possiamo restituire alla lettura lo spazio e la forza che merita?
Ancora una volta la risposta è “scuola e famiglia”: hanno loro la possibilità, nonché il dovere, di creare le condizioni perché questo avvenga.
Le strade possibili sono molte. Si può scegliere un approccio più tradizionale e analogico, o mettere in campo strumenti digitali sicuramente capaci di accaparrarsi l’interesse incondizionato dei giovani lettori.
Nel primo caso, pensiamo per esempio alla lettura ad alta voce condivisa, nel secondo al social reading. Sono due pratiche diverse, ma con un obiettivo comune: trasformare la lettura in un’esperienza motivante e capace di lasciare traccia, che alimenta il piacere di leggere e allo stesso tempo allena tutte quelle competenze imprescindibili per affrontare il futuro.

Una generazione che legge poco sarà meno attrezzata ad affrontare la complessità del futuro

La lettura ad alta voce condivisa

Si tratta di un metodo semplice e potente, potremmo quasi dire atavico: un adulto che legge, un pubblico che ascolta, un tempo dedicato e comune. Non si tratta di un ascolto passivo, ma partecipato: alla lettura segue il confronto, con domande, commenti, punti di vista ed emozioni che danno vita a un dialogo autentico, che mettono in moto la palestra delle competenze. Un metodo in cui è la continuità quotidiana a fare la differenza: sessione dopo sessione, la lettura diventa un rito atteso, un’abitudine che unisce piacere e apprendimento, trasformando un momento di ascolto in un vero laboratorio di crescita individuale e collettiva.
E non è un metodo valido solo per la scuola. L’Osservatorio Kids AIE 2025 mostra che oltre la metà dei genitori con figli sotto i 10 anni legge insieme ai bambini, e tra i lettori forti questa percentuale sale all’84%. È la prova che il piacere di leggere si trasmette per contagio: quando gli adulti leggono e condividono i libri, i figli tendono a fare lo stesso.
La lettura ad alta voce è una pratica antica, ma in Italia ha trovato nuova forza educativa grazie al lavoro di Federico Batini, che l’ha trasformato in un metodo strutturato. Con il progetto Leggimi ancora di Giunti Scuola, oggi alla sua ottava edizione, il professor Batini ha portato questa pratica in migliaia di classi, soprattutto nella scuola primaria, con un’idea semplice ma rivoluzionaria: leggere ad alta voce, ogni giorno, testi integrali scelti con cura, guidati dalla voce dell’insegnante.
Diversi studi dimostrano che la lettura quotidiana ad alta voce da parte degli insegnanti favorisce miglioramenti significativi nelle abilità cognitive degli studenti, rispetto ai coetanei che non hanno seguito la stessa pratica.
E i benefici non si fermano qui: emergono anche miglioramenti nel linguaggio e nella capacità di pensiero riflessivo, così come ne guadagna anche la dimensione emotiva e relazionale, favorendo l’empatia, la gestione delle emozioni e un clima di classe più inclusivo e coeso.

Il social reading

Il social reading, invece, porta la lettura dentro i linguaggi digitali dei ragazzi, scegliendo una porta d’ingresso familiare e abbassando rapidamente la soglia di resistenza verso un’attività spesso percepita come poco attraente.
È una pratica di lettura condivisa che sfrutta le dinamiche dei social network. I testi vengono proposti all’interno di un’app dedicata e letti seguendo un calendario comune, che permette a tutti i partecipanti, di scuole diverse, di città diverse e anche di età diverse, di leggere insieme la stessa parte di testo nello stesso periodo. I testi sono suddivisi in paragrafi e a ciascuno si possono aggiungere brevi commenti (chiamati twyll), domande, riflessioni o collegamenti multimediali. In questo modo prende forma una vera community di lettori, dove ogni contributo arricchisce il testo e trasforma l’interpretazione individuale in confronto.
È un metodo che mette in contatto lettori lontani, andando oltre le mura scolastiche e il suono della campanella. La lettura prosegue nel tempo extrascolastico, in uno spazio in cui i ragazzi si sentono a loro agio, liberi di esprimersi e confrontarsi. Dal dialogo con gli altri imparano a dare forma alle proprie idee, a metterle in discussione e ad ascoltare punti di vista differenti. Così la lettura diventa non solo approfondimento, ma anche occasione di collaborazione e crescita personale.

Il metodo nasce in Italia nel 2012 con TwLetteratura, un esperimento di lettura e commento su Twitter, da cui nel 2016 prende forma Betwyll, l’app pensata per portare questa esperienza in un ambiente dedicato e protetto. Da qui si è successivamente sviluppata, in collaborazione con Sanoma Italia, MySocialReading, la piattaforma creata per le scuole secondarie.
L’ esperienza del progetto ha mostrato un’ampia partecipazione e un riscontro molto positivo da parte di docenti e studenti. Dalle testimonianze raccolte emerge che molti ragazzi si sono sentiti più motivati a leggere e hanno riferito di comprendere meglio i testi grazie al confronto con i commenti dei compagni. Anche gli insegnanti hanno notato una partecipazione più attiva, inclusa quella degli alunni più riservati o solitamente meno coinvolti. Particolarmente rilevante è stato l’effetto sui lettori più fragili, che grazie al commento breve e alla dimensione condivisa hanno trovato uno spazio accessibile e stimolante per esprimersi.
Un dato sorprendente riguarda il tempo medio di permanenza in app: 35-40 minuti a sessione, un valore eccezionale se confrontato con la rapidità con cui di solito si consumano i contenuti digitali. Un segnale chiaro della capacità del metodo di catturare e mantenere alta l’attenzione dei giovani lettori.
La lettura ad alta voce e il social reading sono solo due esempi, ma bastano a dimostrare una cosa: si può fare. E soprattutto si deve. Trasformare la lettura da un compito a un’esperienza viva significa restituirle il suo valore più autentico: piacere, scoperta, crescita. E non vi stupite se poi saranno proprio i ragazzi a venire da voi e chiedervi: “Prof, ci fa leggere ancora?”.

Maria Vittoria Alfieri

Esperta di Digital Education, lavora dal 1998 nell’editoria scolastica occupandosi di scuola, innovazione e tecnologia, progettando contenuti, strumenti e piattaforme per una didattica attuale e potenziata dal digitale. Ha contribuito e contribuisce a individuare modelli in grado di traghettare il mondo dell’education verso un modus operandi attuale e integrato in una quotidianità in continuo e veloce cambiamento. È ideatrice e direttrice editoriale della piattaforma didattica Brickslab e docente presso il Master Professione editoria cartacea e digitale dell’Università Cattolica di Milano. Affianca inoltre editori, musei, aziende ed enti che sviluppano progetti educativi e di edutainment, per ideare soluzioni innovative e valorizzare l’esperienza di apprendimento.

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