Che cos’è la Quarta insegnanti, e come nasce?
Lo scopo è quello di mettere in evidenza le motivazioni degli insegnanti, la loro formazione, le loro esigenze e le loro difficoltà, il loro approccio alla rivoluzione tecnologica in corso, i bisogni peculiari che sollevano le nuove generazioni di docenti, e non solo…
Come funziona il flusso di lavoro dell’indagine?
Operativamente abbiamo cominciato a contattare le scuole nell’aprile 2024, per entrarvi nella primavera del 2025. 296 plessi – su 300 campionati su tutto il territorio nazionale – hanno aderito; a questi se ne sono poi aggiunti volontariamente altri 100.
La più grande novità della Quarta insegnanti, rispetto alle prime tre, è che abbiamo potuto raccogliere le risposte di molti singoli insegnanti proprio all’interno degli istituti scolastici in cui lavorano.
Cosa significa, nel concreto?
I dati raccolti, per esempio, ci confermano quanto incidano sulla soddisfazione dei docenti, e dunque sulla continuità della loro presenza, le condizioni di benessere o di malessere collettive all’interno della scuola in cui lavorano, inducendoli a restare oppure a chiedere il trasferimento.
Tale prospettiva allargata fa un’enorme differenza analitica: agganciare i dati degli insegnanti a quelli del contesto permette infatti di osservare come le risposte cambino in base al tipo di utenza dell’istituto, alla sua dimensione, al territorio in cui si trova…
Il campione di scuole è molto vasto e, su una così larga scala, non ci sono indagini precedenti sui docenti di questo tipo, in Italia: si tratta di una ricchezza informativa straordinaria, che può essere utilissima per capire da dove veniamo e dove stiamo andando.
A completare l’indagine, abbiamo anche altre due fonti di informazioni: un questionario compilato da ogni dirigente scolastico e una scheda di rilevazione del plesso compilata da un nostro rilevatore.
Per i plessi, possiamo mettere in relazione le caratteristiche e le modalità con cui ciascun dirigente scolastico intende il proprio ruolo con i dati relativi agli insegnanti.
La scheda di osservazione del plesso, compilata dai rilevatori che si sono fisicamente recati nelle scuole, invece, ci dice come è fatto l’edificio, dove si trova, se è in aperta campagna o nella periferia di una grande città, se è in una zona popolare o in un quartiere residenziale, se è in un’area industriale, agraria, turistica ecc.
Si è quindi costruita un’infrastruttura informativa che, per quanto a mia conoscenza, rappresenta la più ampia indagine sugli insegnanti italiani in termini di numerosità e rappresentatività.
Di che numeri stiamo parlando?
Parliamo dunque di una indagine davvero estesa, che ci offre molte alternative: possiamo disaggregare per territori, per indirizzi scolastici, per caratteristiche degli insegnanti, e, come dicevamo, possiamo soprattutto intrecciare i dati dei singoli docenti con quelli delle caratteristiche strutturali della scuola in cui sono.
Il questionario: come si costruisce?
Abbiamo contato sul fatto che gli insegnanti sono una fascia istruita, abituata a rispondere a stimoli di natura burocratica e formale, e, in più, motivati a raccontare la loro condizione.
Un ulteriore azzardo è stata la decisione di utilizzare due questionari. Il 60% del questionario è uguale per tutto il campione, mentre la parte restante ruota tra due campioni. Su due metà del campione aggiungiamo una sezione rilevante di questionario; quindi, è come se avessimo raccolto informazioni con un’ora di intervista.
Lo scopo è quello di mettere in evidenza le motivazioni degli insegnanti, la loro formazione, le loro esigenze e le loro difficoltà, il loro approccio alla rivoluzione tecnologica in corso, i bisogni peculiari che sollevano le nuove generazioni di docenti, e non solo…
Su cosa vertono le domande?
Naturalmente, non possono mancare le risposte alle sfide della rivoluzione digitale in corso. Fondamentali sono poi i quesiti sui rapporti con le nuove generazioni, con i colleghi e con le famiglie, con gli studenti in condizione di svantaggio, a cui si aggiunge un affondo sull’eterogeneità della popolazione studentesca e sul rapporto tra scuola e società.
E ora cosa farete?
Inoltre, abbiamo trenta esperti a livello nazionale che stanno lavorando alla stesura del libro di presentazione dei primi risultati, in uscita con Il Mulino a maggio di quest’anno, per offrire una prima panoramica strutturata di questi dati; gli approfondimenti verranno poi nei prossimi anni.
Al termine del questionario abbiamo anche chiesto agli insegnanti se desiderassero ricevere una formazione ad hoc da parte degli esperti; tale formazione sarà erogata a partire da febbraio. Abbiamo infine anche proposto a tutti i rispondenti di entrare in un panel, cioè in una serie di interviste su temi specifici ripetute nel tempo, per dare all’indagine un taglio longitudinale. L’idea è dunque non solo di “fotografare” il corpo docenti circa ogni dieci anni, ma anche di seguire nel tempo i singoli insegnanti. Quasi 2000 docenti hanno già aderito e risposto alla prima rilevazione di follow up. Be for Education Foundation ci sta supportando anche in questa direzione: la nostra aspirazione è potenziare ulteriormente il campione attraverso nuovi reclutamenti. Anzi, invitiamo eventuali docenti o istituti scolastici interessati a entrare a far parte della rilevazione a scriverci a info@4insegnanti.it o di compilare il form a questo link.
Ci rivedremo presto?
Gianluca Argentin
Sociologo e valutatore, insegna Metodi quantitativi per la ricerca sociale e Valutazione di impatto dell’innovazione sociale all’Università degli studi di Milano-Bicocca. Si occupa prevalentemente di analisi su diseguaglianze educative e insegnanti e di valutazione di politiche in ambito scolastico. Ha pubblicato, con Il Mulino, il testo “Nostra scuola quotidiana. Il mutamento necessario”.





