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17 Febbraio 2026
30 settembre 2025

La scuola vista da dentro

La Quarta indagine sulle condizioni di vita e di lavoro degli insegnanti italiani

Intervista a Gianluca Argentin,
sociologo e valutatore
Tempo di lettura: 10 minuti
"Quarta Insegnanti" è il “nome in codice” per definire la Quarta indagine sulle condizioni di vita e di lavoro degli insegnanti italiani. È una ricerca molto ampia, su scala nazionale, che analizza le opinioni, i sentimenti e le pratiche didattiche degli insegnanti davanti alle sfide tecnologiche e sociali che sono chiamati ad affrontare e come tutto questo è cambiato negli ultimi trent’anni. L’obiettivo è offrire a dirigenti scolastici, docenti, famiglie, ma anche a studiosi, ricercatori, policy makers, giornalisti, un affresco completo e sfaccettato della scuola italiana. Un patrimonio conoscitivo pubblico particolarmente prezioso da cui partire per riflettere sull’istruzione nel nostro Paese. Ci siamo fatti raccontare dal professor Gianluca Argentin, che l’ha coordinata e insegna Metodi quantitativi per la ricerca sociale e Valutazione di impatto dell’innovazione sociale all’Università degli studi di Milano-Bicocca, come si conduce un’indagine così complessa.

Che cos’è la Quarta insegnanti, e come nasce?

È un’indagine condotta su un campione nazionale di scuole italiane primarie e secondarie (di primo e secondo grado), che viene realizzata circa ogni dieci anni e che oggi è arrivata alla sua quarta edizione: questa continuità nel tempo è un unicum nel panorama nazionale, che si verifica solo con grandi indagini istituzionali. La prospettiva storica più che trentennale, possibile grazie all’avvio della prima ricerca nel 1990 da parte del professor Alessandro Cavalli e di Istituto IARD (la seconda è stata del 1999, l’ultima, nel 2008, quindi risale ormai a sedici anni fa), permette di comprendere i ritmi e la natura delle trasformazioni del nostro sistema scolastico attraverso l’esperienza di chi la vive e la fa funzionare ogni giorno.
Lo scopo è quello di mettere in evidenza le motivazioni degli insegnanti, la loro formazione, le loro esigenze e le loro difficoltà, il loro approccio alla rivoluzione tecnologica in corso, i bisogni peculiari che sollevano le nuove generazioni di docenti, e non solo…

Come funziona il flusso di lavoro dell’indagine?

Il processo è stato lungo e complesso, e ha richiesto un grande lavoro preparatorio. Le prime interlocuzioni per cominciare a impostarlo sono state nel 2022, mentre il progetto di ricerca vero e proprio risale all’estate del 2023.
Operativamente abbiamo cominciato a contattare le scuole nell’aprile 2024, per entrarvi nella primavera del 2025. 296 plessi – su 300 campionati su tutto il territorio nazionale – hanno aderito; a questi se ne sono poi aggiunti volontariamente altri 100.
La più grande novità della Quarta insegnanti, rispetto alle prime tre, è che abbiamo potuto raccogliere le risposte di molti singoli insegnanti proprio all’interno degli istituti scolastici in cui lavorano.
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Cosa significa, nel concreto?

Questa connessione fra docente e istituto amplia in modo enorme le possibilità di analisi: aspetti che venivano affrontati in maniera individuale, ora, per la prima volta, possono essere studiati anche in modo aggregato.
I dati raccolti, per esempio, ci confermano quanto incidano sulla soddisfazione dei docenti, e dunque sulla continuità della loro presenza, le condizioni di benessere o di malessere collettive all’interno della scuola in cui lavorano, inducendoli a restare oppure a chiedere il trasferimento.
Tale prospettiva allargata fa un’enorme differenza analitica: agganciare i dati degli insegnanti a quelli del contesto permette infatti di osservare come le risposte cambino in base al tipo di utenza dell’istituto, alla sua dimensione, al territorio in cui si trova…
Il campione di scuole è molto vasto e, su una così larga scala, non ci sono indagini precedenti sui docenti di questo tipo, in Italia: si tratta di una ricchezza informativa straordinaria, che può essere utilissima per capire da dove veniamo e dove stiamo andando.
A completare l’indagine, abbiamo anche altre due fonti di informazioni: un questionario compilato da ogni dirigente scolastico e una scheda di rilevazione del plesso compilata da un nostro rilevatore.
Per i plessi, possiamo mettere in relazione le caratteristiche e le modalità con cui ciascun dirigente scolastico intende il proprio ruolo con i dati relativi agli insegnanti.
La scheda di osservazione del plesso, compilata dai rilevatori che si sono fisicamente recati nelle scuole, invece, ci dice come è fatto l’edificio, dove si trova, se è in aperta campagna o nella periferia di una grande città, se è in una zona popolare o in un quartiere residenziale, se è in un’area industriale, agraria, turistica ecc.  
Si è quindi costruita un’infrastruttura informativa che, per quanto a mia conoscenza, rappresenta la più ampia indagine sugli insegnanti italiani in termini di numerosità e rappresentatività.

Di che numeri stiamo parlando?

Abbiamo un campione rappresentativo di quasi 10.000 rispondenti (9671 per l’esattezza); per darvi una misura delle indagini precedenti, nel ’90 erano 5000, e nel ’99 erano 7000.
Parliamo dunque di una indagine davvero estesa, che ci offre molte alternative: possiamo disaggregare per territori, per indirizzi scolastici, per caratteristiche degli insegnanti, e, come dicevamo, possiamo soprattutto intrecciare i dati dei singoli docenti con quelli delle caratteristiche strutturali della scuola in cui sono.

Il questionario: come si costruisce?

Alla costruzione del questionario hanno partecipato una trentina di esperti di varie tematiche in Italia. Avevamo da un lato il vincolo (che è anche una risorsa) dei questionari delle indagini precedenti – perché volevamo poter fare alcuni confronti nel tempo; dall’altro lato, essendo la scuola l’avamposto di ogni cambiamento, dovevano necessariamente confluire nel questionario tutte le tematiche sociali nuove e gli elementi di trasformazione. Siccome il questionario precedente era del 2008, e dunque l’arco di tempo da indagare era piuttosto lungo, abbiamo anche un po’ azzardato: la compilazione ha richiesto 40 minuti, che sono tantissimi – solitamente la durata tipica di un questionario online non va oltre i 12’-15’.
Abbiamo contato sul fatto che gli insegnanti sono una fascia istruita, abituata a rispondere a stimoli di natura burocratica e formale, e, in più, motivati a raccontare la loro condizione.
Un ulteriore azzardo è stata la decisione di utilizzare due questionari. Il 60% del questionario è uguale per tutto il campione, mentre la parte restante ruota tra due campioni. Su due metà del campione aggiungiamo una sezione rilevante di questionario; quindi, è come se avessimo raccolto informazioni con un’ora di intervista.

Lo scopo è quello di mettere in evidenza le motivazioni degli insegnanti, la loro formazione, le loro esigenze e le loro difficoltà, il loro approccio alla rivoluzione tecnologica in corso, i bisogni peculiari che sollevano le nuove generazioni di docenti, e non solo…

Su cosa vertono le domande?

Le domande esplorano svariate aree tematiche, che restituiscono una fotografia articolata della condizione dei docenti in Italia: innanzitutto il loro percorso di studi, la formazione e le tante possibilità di aggiornamento, i consumi culturali e la partecipazione alla vita della comunità; quindi, l’identità e l’immagine sociale della professione, il riconoscimento e la soddisfazione personale. Entrando più nel concreto della vita scolastica, l’approccio alla didattica, la sua organizzazione, la differenziazione dei ruoli e delle funzioni nella scuola, le opinioni nei confronti dei meccanismi di valutazione e l’importanza dell’orientamento, inteso come processo di accompagnamento alle scelte formative da parte dei docenti.
Naturalmente, non possono mancare le risposte alle sfide della rivoluzione digitale in corso. Fondamentali sono poi i quesiti sui rapporti con le nuove generazioni, con i colleghi e con le famiglie, con gli studenti in condizione di svantaggio, a cui si aggiunge un affondo sull’eterogeneità della popolazione studentesca e sul rapporto tra scuola e società.

E ora cosa farete?

Su questa miniera di dati lavorano con me Ivan Blancato, che è stato una colonna portante della prima fase di ricerca, sui cui dati svolgerà la sua tesi di dottorato, e Jacopo Moreschini, che grazie a una borsa di dottorato finanziata da Be for Education Foundation svilupperà ulteriori analisi.
Inoltre, abbiamo trenta esperti a livello nazionale che stanno lavorando alla stesura del libro di presentazione dei primi risultati, in uscita con Il Mulino a maggio di quest’anno, per offrire una prima panoramica strutturata di questi dati; gli approfondimenti verranno poi nei prossimi anni.
Al termine del questionario abbiamo anche chiesto agli insegnanti se desiderassero ricevere una formazione ad hoc da parte degli esperti; tale formazione sarà erogata a partire da febbraio. Abbiamo infine anche proposto a tutti i rispondenti di entrare in un panel, cioè in una serie di interviste su temi specifici ripetute nel tempo, per dare all’indagine un taglio longitudinale. L’idea è dunque non solo di “fotografare” il corpo docenti circa ogni dieci anni, ma anche di seguire nel tempo i singoli insegnanti. Quasi 2000 docenti hanno già aderito e risposto alla prima rilevazione di follow up. Be for Education Foundation ci sta supportando anche in questa direzione: la nostra aspirazione è potenziare ulteriormente il campione attraverso nuovi reclutamenti. Anzi, invitiamo eventuali docenti o istituti scolastici interessati a entrare a far parte della rilevazione a scriverci a info@4insegnanti.it o di compilare il form a questo link

Ci rivedremo presto?

Nei prossimi mesi, torneremo volentieri su Learning Curve per parlare delle evidenze più interessanti e inaspettate che sono emerse nel corso dell’indagine.  
Federica Pascotto

Gianluca Argentin

Sociologo e valutatore, insegna Metodi quantitativi per la ricerca sociale e Valutazione di impatto dell’innovazione sociale all’Università degli studi di Milano-Bicocca. Si occupa prevalentemente di analisi su diseguaglianze educative e insegnanti e di valutazione di politiche in ambito scolastico. Ha pubblicato, con Il Mulino, il testo “Nostra scuola quotidiana. Il mutamento necessario”. 

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