Ci sono precedenti illustri, a partire da Seneca e Cicerone, che teorizzano come la dimensione dell’ozio sia necessaria per rigenerare sé stessi e migliorarsi, al fine di essere poi cittadini migliori grazie alla lettura, allo studio e alla riflessione, che riempiono il tempo lasciato vuoto dagli impegni professionali – e scolastici, nel caso dei più piccoli. È dunque ozio generativo quello che viene lodato dagli antichi.
Nell’Ottocento è Baudelaire a teorizzare il vagabondare ozioso, la flânerie, come attività feconda per l’artista, che s’immerge nella città, passeggiando senza una meta precisa e osservando senza regole. Ciò che incontra il suo sguardo è motivo di gioia e d’ispirazione.
Perché dunque non provare a vestire i panni del flâneur o della flâneuse per imbarcarsi in un’esplorazione del proprio quartiere o della propria città?
Come per ogni attività, anche il non fare ha bisogno di allenamento, specie se lo intendiamo come disconnessione e casualità. Vi suggeriamo quindi qualche piccolo esercizio da svolgere insieme, adulti e bambini, per passeggiare oziosamente, ma allenando lo sguardo e l’osservazione in modo da tornare alla base ispirati e arricchiti.
Una sorta di lista di suggerimenti per farsi guidare dalla situazione (ma non troppo!).
Come per ogni attività, anche il non fare ha bisogno di allenamento, specie se lo intendiamo come disconnessione e casualità.
- Da 3 a 2 dimensioni: potete giocare nel vostro quartiere o in una zona nuova, entrare in una chiesa o in un museo.
Se volete concentrarvi sul percorso, provate a segnare sulla carta la direzione presa, la quantità di passi, gli incroci e gli elementi speciali che incontrate. Confrontate poi il vostro disegno con una mappa cartacea, se l’avete, o altrimenti con una versione digitale del percorso fatto: avete visto tutto? Manca qualcosa? O c’è qualcosa in più?
Se invece volete cimentarvi con uno spazio chiuso, partite dall’ingresso, camminate, guardatevi intorno, cercate di capire la forma degli spazi che state attraversando e disegnatela sul foglio. Anche in questo caso potete poi confrontare il vostro risultato con la pianta reale dell’edificio: cosa avete riconosciuto e cosa no?
- Guarda che faccia! Lo sguardo umano tende a cercare e riconoscere elementi già noti: a chi non è mai capitato di vedere un volto in una nuvola, o in un estintore o in un citofono? Mettetevi in cammino, passeggiate senza una meta precisa, ma con l’obiettivo di individuare volti nelle cose che vedete sulla vostra strada. Una volta trovati, li potete fotografare o disegnare su un foglio.
- Come Pollicino: prima di uscire, decidete quale sarà il vostro segnale guida: può essere un colore, una forma geometrica, un materiale… la vostra passeggiata dovrà essere guidata dall’elemento scelto. Se per esempio avete deciso che la traccia sarà “cose gialle”: dovrete trovare la prima, cercarne un’altra e così via. Chissà dove verrete portati!
- Ci vuole orecchio: fatevi trasportare dai suoni, provando a elencare quelli che sentite nello spazio intorno a voi. L’esercizio è distinguerli, isolarli e lasciarsi trasportare. Ogni luogo ha la sua sonorità, sarà poi bello rifare la stessa cosa in un posto nuovo.
Dopo un po’ di allenamento, verrà naturale muoversi in modo non intenzionale: è un’attività talmente stimolante che all’Università di Milano-Bicocca è addirittura stato attivato un corso dedicato a questa pratica, a riprova del fatto che bighellonare sviluppa nuovi pensieri.
Buone passeggiate!
Per Bartolomeo ETS sviluppa progetti educativi (digitali e non) sul patrimonio culturale, esplorando nuovi metodi applicati all’educazione civica e al patrimonio. Fa parte del Gruppo di Lavoro Accessibilità 2023-2027 di ICOM Italia e dal 2010 è consulente per i Servizi Educativi della Pinault Collection a Venezia (Palazzo Grassi e Punta della Dogana).





